GEAPRESS –  Dai sassi spuntavano le zampe. Il tombamento (così tecnicamente si chiama) della pecora non era riuscito alla perfezione. Anzi, proprio sulla perfetta applicazione della legge, nei pascoli del Comune di Balme (TO) non vi era poi granché. Il gregge di pecore, capre e pure un asino, era di proprietà di una donna della provincia di Cuneo, era affidato a due cittadini rumeni assunti con procedure quantomeno irregolari. Le lettere di assunzione, tra l’altro, non erano controfirmate, mentre i loro stessi documenti d’identità … non c’erano. O meglio, erano stati “trattenuti” dalla signora. I due vivevano, di fatto, allo stato brado. Neanche l’arrivo degli alimenti era regolare. Non solo, non avevano bagno e per dormire una piccola roulotte fatiscente. Sembra quasi superfluo sottolineare che da tempo non ricevevano il salario. E le pecore?

Spuntavano dai sassi. Malamente coperti da grossi massi apparivano, infatti, i resti di un ovino. Così si risparmiava pure sui costi di smaltimento. Quelle vive, invece, erano state fatto sconfinare abusivamente in altra area di pascolo.

Un intervento, secondo il Corpo Forestale, quasi più afferente al disagio sociale. Fatto, questo, che assume una particolare rilevanza, se si pensa alla difficoltà oggettiva di raggiungere luoghi che si direbbero marginali.

Incredibile, però, quanto successo a Collegno (TO) dove praticamente di fronte agli Uffici del Comando provinciale di Torino, nel bel mezzo di un campo di mais, qualcuno si è sbarazzato di interi sacchi di plastica contenenti filtri, per olio e aria, di automezzi, stracci imbevuti di olio esausto, contenitori di olio per veicoli, ecc. Partite le indagini, è stato rintracciato il “proprietario” dei rifiuti. Si trattava del titolare di una ditta di Torino il quale, probabilmente per alleggerire la sua posizione, ha riconosciuto gli oggetti dello scarico (!) ma non la sua responsabilità. Ha comunque poi provveduto a ripulire, secondo norma, i luoghi. Lo stesso, però, è stato (ovviamente) denunciato.

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