petardi
GEAPRESS – I botti di Capodanno della città di Torino, sono da ieri finiti pure in un evento facebook. In maniera critica, ovviamente, ma la vicenda assume quasi i connotati del paradosso dal momento in cui il Comune di Torino è uno dei non molti italiani che vieta  l’uso dei botti.

A rinfocolare la polemica c’è pure un articolo de La Stampa che ha descritto quanto avvenuto l’altro ieri sera nei pressi degli stessi luoghi della festa.  Una sorta di battaglia, che sarebbe avvenuta a suon di petardi. Eppure il Comune aveva fatto affigere dei manifesti oltre che ricordare con ben due messaggi audio il divieto di utilizzare pertardi e giochi d’artificio.  Un po’ tutte le associazioni, però, sottolineano ora come il divieto sarebbe stato poco pubblicizzato.

Di azione iniqua, dopo tre anni dall’entrata in vigore del divieto, riferisce un duro comunicato del WWF, secondo il quale la presunta minore incidenza dei botti, sarebbe dovuta alla modifica della legge di settore che ha relegato alcune tipologie in ambiti più restrittivi. Non certo, riferisce il WWF, per la campagna di sensibilizzazione. “La campagna di sensibilizzazione – riferisce a GeaPress Ivan Palaia del WWF Piemonte – andava fatta ben prima per potere poi parlare di prevenzione. Il Regolamento – aggiunge il responsabile del WWF – è del 2011 e per questo Torino è stata presentata come una città alll’avanguardia. Ed invece si presenta appena  pochi giorni prima del 31 con un manifesto a mio avviso riportante il divieto scritto pure con caratteri  troppo piccoli“.

Di petardi ed altri “botti” esplosi diffusamente riferisce anche Marco Francone, Vice presidente della Consulta delle Associazioni e del Volontariato Animalista della Città di Torino. “All’Assessore al ramo – ha riferito Marco Francone a GeaPress – bisogna dare atto di avere comunque disposto la campagna, ma a giudicare anche dagli interventi, che parrebbero mancanti, direi che l’esperienza non ha dato esiti così come sperato. Credo – ha aggiunto Francone – che i botti siano stati utilizzati dappertutto mentre quello che occorre è una efficace e duratura campagna di sensibilizzazione“. In accordo con questo punto è anche Roberto Piana, responsabile regionale della LAC il quale, sentito stamani da GeaPress, sottoliena come “le iniziative per ottenere il rispetto del divieto sono risultate inadeguate. Per ottenere un minimo di effetto – ha aggiunto il responsabile della LAC – occorre modificare gli atteggiamenti culturali e pertanto Torino non può dire di avere fatto quanto dovuto con i risultati che sono oggi sotto gli occhi“.

Nei prossimi giorni verrà presentata in Consiglio Comunale, una interrogazione per sapere quante verbalizzazioni sul mancato rispetto del divieto sono state elevate.

Già prima della notte del 31, il WWF aveva sottolineato come presso la Facoltà di Veterinaria si erano registrati  i primi casi di animali traumatizzati dai botti. Ancora troppo presto, invece, per stilare una reale conta dei danni agli animali, per quanto successo l’altro ieri notte.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati