randagio
GEAPRESS – La notizia, fino ad ora non era stata rilevata. Si tratta dell’Ordinanza che deve tutelare anche l’igiene dei luoghi pubblici di Taormina (ME), ovvero una delle località turistiche più note al mondo. Poi, l’ENPA di Catania, scopre quanto scritto all’articolo 5 del documento emesso dal Sindaco Giardina lo scorso luglio. E’ vietato “l’imbrattamento del suolo con escrementi animali e con deposito di cibo per cani e gatti domestici e randagi.”

Cosa significa quella “e” senza accento? Forse, si chiede la Protezione Animali di Catania, che un escremento  è nella definizione congiunto al cibo per cani e gatti domestici e randagi?  Già anni addietro un precedente Sindaco di Taormina, sempre su iniziativa dell’ENPA, ha dovuto modificare una Ordinanza che vietava l’accesso ai cani nella Villa Comunale. Ed ora, si chiedono gli animalisti, si prospetta una nuova Ordinanza “affama randagi”, in giro per l’Italia nonostante i divieti esistenti?”.

La domanda che l’ENPA rivolge al Sindaco è una sola:  cosa  ha previsto per far si che i  randagi di Taormina si alimentino? Questo anche alla luce del fatto che le persone che forniscono il cibo ai randagi  fanno fronte ad un dovere delle pubbliche amministrazioni, ovvero garantire il benessere degli animali.

Forse, commentano dalla Protezione Animali, sarebbe stato meglio impartire precise direttive alle tante persone che suppliscono a tale impegno disponendo anche maggiore incisività alla  Polizia Municipale nella persecuzione di chi viola le norme in materia di raccolta di deiezioni o iscrizione all’anagrafe canina. Il cibo per i randagi, non può però essere equiparato agli escrementi dei cani, ovvero a rifiuti che imbrattano.

Pertanto – scrive l’ENPA di Catania al Sindaco Giardina – le chiediamo di  rivedere e correggere l’articolo 5 della sua Ordinanza, rendendoci disponibili anche ad una qualsiasi collaborazione in merito“. Nel caso di mancato riscontro, l’ENPA annuncia di adire le vie legali. Non si può, dicono gli animalisti, rischiare di fare incattivire e  morire i propri animali.

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