aquila del bonelli
GEAPRESS – Nuovi probabili furti di uova e pulcini, dai nidi siciliani di Aquila di Bonelli. Il Gruppo Tutela Rapaci, il nucleo di volontari antibracconaggio che sta monitorando alcuni siti siciliani, parla di “ragionevole certezza” ma ormai da alcune settimane, protezionisti e  probabili bracconieri si sfiorano nei sentieri che conducono ai nidi.

Automobili che arrivano fin sotto le pareti di roccia ove nidifica la rara Aquila e persone con il binocolo che guardano proprio in direzione dei nidi. Avvertita la presenza dei volontari, salgono in macchina e fuggono. Poi, un paio di settimane addietro, la nidificazione che sembrava stare andando a buon fine. E’ durata poco: nido vuoto e cova terminata, per sempre.

Altri nidi di Aquila, invece, resistono ancora sotto l’occhio vigile dei volontari. Per cercare di incastrare i cacciatori di frodo, i volontari, già alcune settimane addietro, hanno posizionato le telecamere nascoste, lungo i pendii di roccia (vedi VIDEO). Lunghe camminate in montagna, quasi al limite delle pareti rocciose, e poi la telecamera fissata alla raccia. Il bracconiere non lo sa, ma la sua presenza potrebbe rimanere immortalata ed il filmato consegnato alle Forze dell’Ordine. Un sistema che già da altre parti, ha funzionato.

Come è noto i pulcini di Aquila del Bonelli hanno un notevole valore nel mercato illegale della falconeria. Più indagini del Corpo forestale dello Stato hanno messo in evidenza un fitto intreccio di interessi che, dalla bassa manovalanza siciliana, porta fino a strutture specializzate centro europee. Qui le Aquile ricevono i certificati Cites falsi ed in qualche maniera vengono immesse nel mercato legale. In alcuni casi tornano in Sicilia, ormai prigioniere, presso falconieri locali. Il mercato finale, però, potrebbe essere quello dei falconieri arabi. Per un’Aquila, aveva riferito il Corpo Forestale dello Stato, sono disposti a pagare anche alcune decine di migliaia di euro.

In almeno due diversi interventi, i Forestali dello Stato sono riusciti a rintracciare i presunti responsabili. Si trovavano in Sicilia ed in Piemonte. Purtroppo nessuna, tra le autorità siciliane preposte, si adopera per la protezione della rarissima Aquila, questo nonostante alcuni nidi risultano in aree demaniali. La Procura della Repubblica di Caltanissetta, che per prima, negli anni scorsi, ha aperto una inchiesta, si è così ritrovata ad operare con i Forestali dello Stato. Nel campo, però, la protezione dei rapaci, è lasciata solo al sacrificio dei volontari.

Aquile predate e non solo, visto che dai nidi siciliani vengono rubati anche Falchi pellegrini e soprattutto Lanari. Un falco, quest’ultimo, ancora più raro del primo e che trova, proprio in Sicilia, la sua roccaforte. Specie protette dalla legge ma con reati che dovrebbero tutelarli contraddistinti da pene troppo basse.

Intanto, almeno fino all’involo, i volontari coordinati dal Gruppo Tutela Rapaci, continueranno a presidiare i siti delle Aquile del Bonelli. Nelle montagne siciliane, ancora per alcuni giorni, continuerà la lotta  a distanza tra bracconieri e protezionisti. (nella foto uno dei piccoli di Aquila del Bonelli, trafugato da un nido siciliano e recuperato negli anni scorsi dal Corpo Forestale dello Stato).
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