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GEAPRESS – La morte di una persona è sempre una tragedia ed anche la Protezione Animali savonese si associa alle condoglianze ai parenti ed amici del defunto. Così l’ENPA di Savona in merito alla vicenda del capo rom torinese fulminato mentre pescava di frodo con un generatore di corrente elettrica.

Il fatto è accaduto nel torrente Letimbro (SV) e rappresenta, ad avviso di ENPA, la punta dell’iceberg dell’illegalità diffusa a danno degli animali selvatici dei corsi d’acqua savonesi e contro la quale le istituzioni hanno rinunciato a combattere.

Il bracconaggio, sia ittico che venatorio, pur non essendo né maggiore né minore che in altre province o regioni, avrebbe una solida “tradizione” tra i savonesi, non solo residenti nelle campagne ma anche cittadini spesso insospettabili; non è quindi il caso di sollevare ingiustificato razzismo se si constata che ai savonesi si sono recentemente aggiunti gruppi di romeni ed albanesi, nei cui paesi d’origine probabilmente la pesca è libera e non disciplinata.

Il dato negativo, secondo la Protezione Animali che incolpa le istituzioni competenti, sarebbe però nell’abbandono della necessaria vigilanza, con la recente destrutturazione della polizia provinciale, cui la Regione Liguria ha assegnato personale insufficiente ed un orario da ufficio, quasi che il bracconaggio fosse da combattere alcune ore la mattine e due pomeriggi alla settimana, sabato e domenica naturalmente esclusi. Un tempo operavano sulla pesca anche le guardie zoofile volontarie (quindi non pagate e senza spese per le istituzioni, che invece incassavano i proventi delle sanzioni elevate). L’ENPA, però, ricorda polemicamente il provvedimento che nel passato sarebbe stato preso dalla Prefettura di Savona, che tolse loro il porto d’armi, assolutamente necessario nei rischiosi servizi di vigilanza nei boschi, soprattutto verso persone spesso molto ostili; eppure in tanti anni non avevano mai estratto la pistola dalla fondina perché serviva la sola esposizione per calmare gli animi ed evitare aggressioni; e neppure ricorsi al TAR ed appelli al Consiglio di Stato ottennero giustizia per poter operare con la necessaria sicurezza.

I corsi d’acqua sono così abbandonati dallo Stato e dalla Regione alla mercé dei malintenzionati, mentre crescono le tentazioni con la creazione di crudeli laghetti artificiali o tratti di torrenti di pesca facilitata e con l’immancabile liberazione di migliaia di poveri esemplari d’allevamento per i pescatori cosiddetti sportivi, che sostituiscono la quasi scomparsa fauna ittica originaria. Poveri pesci!

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