fenicottero
GEAPRESS – Si saprà meglio nei prossimi giorni cosa è successo ai fenicotteri trovati morti nello stango di Pilo, in provincia di Sassari. Il primo esame eseguito dall’Istituto Zooprofilattico, però, apre uno scenario imprevisto sulla moria registrata nei giorni scorsi.

Su dieci animali consegnati, è stato sottoposto ad autopsia uno di essi. La regione del petto, con interessamento dei polmoni e del fegato, è risultata affetta da ferite da armi da fuoco. Nessun particolare è stato aggiunto in merito al calibro ed all’arma che è stata utilizzata ma, sempre relativamente  a questo primo animale, si esclude il rischio di malattie infettive.

Nessuna epidemia è pertanto ipotizzabile, anzi , lo scenario che potrebbe aprirsi lascierebbe il campo ad altre ipotesi.

Verosimilmente saranno esaminati i corpi degli altri animali, mentre si attendono i responsi dei campioni di acqua prelevati dallo stagno. Tra le ipotesi circolate vi era infatti quella dell’inquinamento delle acque.

Comunque una nuova emergenza che va ad aggiungersi a quella della peste suina africana che, secondo un comunicato dell’ASL di Sassari, è stata registrata in due allevamenti della provincia. Ad essere stati abbattuti sono in tutto 23 animali ma la zona di restrizione individuata attorno ai due allevamenti considera la presenza di 5600 animali. Le aziende interessate dalle misure restrittive sono invece ben 669. Un pericolo che va oltre le aziende interessate. Sempre secondo l’ASL, negli allevamenti devono essere adottate misure di biosicurezza ed il confinamento dei suini per evitare qualsiasi contatto con i cinghiali. Questo anche alla luce dell’elevata resistenza che il virus dimostra in condizioni ambientali favorevoli.

La peste suina africana non è trasmissibile all’uomo ma è significativo come questa sia giunta in Europa. Il virus, infatti, è stato isolato per la prima volta nel 1921 in Kenya. Apparsa sul finire degli anni cinquanta in Portogallo e diffusa poi nella penisola iberica, la peste suina africana è stata riscontrata in Sardegna nel 1978.

Piu di recente, intorno al 2005, il virus è arrivato nel Caucaso estendendosi successivamente in Russia. In questi due ultimi casi, è stato riferito di rifiuti alimentari contaminati provenienti dall’Africa.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati