GEAPRESS – Nei giorni scorsi ha tenuto banco, nelle pagine dei giornali, la storia dell’orso di San Romedio, nel Comune di Coredo (TN). Anzi dell’orso che secondo la Provincia di Trento, in ossequio alla tradizione religiosa del posto, dovrebbe andare nel recinto del Santuario. Uno strano comportamento, secondo alcuni, visto che lo stesso Ente è quello che vuole una diminuzione degli orsi in natura.

Al di là della polemica è un dato di fatto che l’orso che dovrebbe finire a San Romedio si trova attualmente nel Parco Nazionale d’Abruzzo. Con l’orso marsicano, però, non ha nulla a che vedere e l’area dove è attualmente detenuto, in attesa di altra più spaziosa, risponde solo ad un drammatico sequestro avvenuto nel 2001 presso la casa di un privato di Palestrina.

Bruno (nella foto di Valentino Mastrella), questo il nome dato all’orso, è in realtà originario dei Carpazi, dove comunque la situazione degli orsi è critica (vedi articolo GeaPress). Anzi, il Parco Nazionale d’Abruzzo tiene a precisare che, relativamente agli autoctoni orsi marsicani, l’unica espansione che viene auspicata è quella naturale. Lungo le valli e le montagne dell’Appennino, sperando in una maggiore protezione e sensibilità nei confronti del plantigrado. Il Parco, in altri termini, ha solo risposto ad una richiesta pervenuta dal Corpo forestale che operò, ormai più di dieci anni addietro, il sequestro. L’Ente Parco ha auspicato una sistemazione migliore per l’animale. In tal senso è nato il contatto con lo Provincia Autonoma di Trento.

Bruno, finché ha vissuto nella casa di Palestrina, era costretto in un gabbiotto sistemato presso la residenza di un privato. Per l’esattezza, oltre a Bruno, erano altresì detenuti alcuni orsetti lavatori, una lince, istrici, coccodrilli ed un koati. Tutti in precarie se non addirittura pessime condizioni di salute. Bruno veniva svegliato ogni mattina per il pasto quotidiano e lasciato solo tutto il giorno. E’ andata così per chissà quanto tempo, finché un giorno si presentò alla porta il Corpo Forestale dello Stato. Alcuni animali vennero accolti dal WWF, mentre Bruno finì nel Parco Nazionale d’Abruzzo in un’area, dicono dal Parco, sicuramente più piccola di quella di San Romedio. Si tratta di 400 metri quadrati e Bruno, comunque, non è un orso marsicano come nei giorni scorsi è stato forse riferito. La sua età è di circa venti anni e, secondo gli esperti del Parco, è nato probabilmente in cattività. Se arriveranno le autorizzazioni per San Romedio, l’orso verrà trasferito, altrimenti, dicono al Parco, continuerà a rimanere nel Parco Nazionale d’Abruzzo.

La storia di Bruno è purtroppo molto simile a quella di tanti altri animali di chissà quale provenienza illecita, sequestrati e poi confiscati a zoo, circhi ed in generale a trafficanti. Animali in molti casi costretti a rimanere in gabbia ed affidati agli stessi soggetti, per mancanza di spazi idonei ad ospitarli dopo il sequestro. Il rovescio della medaglia, forse mai troppo noto, di chi ha voluto speculare sugli animali e che, in questo caso, vede protagonista l’orso dei Carpazi Bruno ed anche il Parco Nazionale d’Abruzzo che, nel 2001, non si tirò indietro innanzi alla richiesta di portar via da quel gabbiotto una delle tante vittime dei traffici di animali.

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