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GEAPRESS – Non si placano le polemiche dopo che alcuni giorni addietro, stante quanto riportato da organi di stampa, una Consigliere Comunale avrebbe indicato la soppressione quale metodo per risolvere il problema dei randagismo e risparmiare soldi. Così sintetizza la Lega Nazionale per la Difesa del Cane che ricorda con una sua nota quali siano le reali misure da adottare per arginare questo annoso problema e le norme che tutelano i nostri amici a 4 zampe.

A San Cataldo, però, si era voluta richiamare la presunta pericolosità dei cani che circolano in branco. Per la Lega Difesa del Cane, la pericolosità risiederebbe altrove ..

La Legge, ricordano gli animalisti, prevede che i cani possono essere soppressi solo se gravemente malati, incurabili o di comprovata pericolosità. In particolre, sempre secondo la Lega Difesa del Cane, dire “io sono per la soppressione” equivarrebbe a dire “io sono per il furto” o “io sono per l’omicidio”, ossia a un reato. Una politica, quella delle sopressioni, che ove applicata si è peraltro rivelata fallimentare.

Lega Nazionale per la Difesa del Cane sottolinea che le vere misure da adottare per prevenire e ridurre il fenomeno del randagismo sono bel altre. Ovvero, bisogna mettere in atto una seria politica di controllo delle nascite dei cani senza proprietario che, vale la pena di ricordarlo, ai sensi di legge in realtà un proprietario ce l’hanno sempre ed è il Sindaco del Comune in cui si trovano, il quale è responsabile del loro benessere. Non solo. Gli Enti preposti dovrebbero incentivare la sterilizzazione dei cani di proprietà e vigilare affinché tutti i cani vengano identificati e iscritti nell’anagrafe regionale. Inoltre, per ridurre il dispendio di risorse pubbliche i Comuni dovrebbero promuovere e incrementare le adozioni responsabili degli animali ospiti dei canili comunali o convenzionati. In questo modo si potrebbe garantire una vita dignitosa a tanti cani carcerati senza colpa e al tempo stesso dare sollievo alle casse comunali.

Nei giorni scorsi ad avere tuonato contro le incredili dichiarazioni erano state anche le sezioni nissene di LAV, LIDA, WWF Sicilia Centrale, “In cerca di una casa, per sempre” e “Canuzzi compagni di strada”. Le associazioni avevano riferito di dichiarazioni shock che avevano provocato “profondo sdegno e disapprovazione”. Per questo era stato inviato un lungo documento al Sindaco di San Cataldo, Giampiero Modaffari, ed alla Presidente del Consiglio Comunale, Roberta Naro.

Conosciamo benissimo – si legge infatti nel documento – gli sforzi importanti e l’impegno lodevole della Giunta comunale di San Cataldo in tema di lotta al randagismo, che in poco tempo hanno posto il vostro Comune in posizioni di primissimo piano a livello provinciale e non solo, in quanto finalmente sono state messe in atto le linee guida statali e regionali in materia, non sentiamo la preoccupazione che tale improvvida dichiarazione possa essere minimamente tenuta in considerazione”.

Tuttavia per le Associazioni tali affermazioni sono gravi ed inaccettabili “soprattutto perché provengono da un esponente delle istituzioni che, proprio per il ruolo che ricopre, non può invocare “soluzioni” che, per le leggi dello Stato italiano (oltre che per la coscienza collettiva ed il grado di civiltà di un Paese evoluto come l’Italia), sono considerate reato! Anzi, un grave delitto punito con la reclusione fino a due anni: uccisione di animali – art. 544bis del Codice penale (Titolo IX bis – “Dei delitti contro il sentimento per gli animali”)”.

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