caretta foto Luigi Di Battista 256
GEAPRESS – “Fourmoreyears”, così è stato chiamata la tartaruga marina Caretta caretta, che nei giorni scorsi è tornata a nuotare nelle acque del litorale tarquiniese.

La tartaruga era stata trovata nel novembre dello scorso anno da un pescatore mentre galleggiava, priva di vitalità, nelle immediate vicinanze del litorale campano. Dopo essere stata tratta in salvo, “Fourmoreyears” era stata trasportata presso il Centro di Recupero della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, dove è stata sottoposta alle cure necessarie che le hanno permesso di tornare ad uno stato di salute idoneo per essere liberata in mare. Oggi la grossa tartaruga pesa più di 40 chili ed ha raggiunto la lunghezza di oltre 70 centimetri.

La liberazione è avvenuta nelle acque della Riserva Naturale gestita dal Corpo forestale dello Stato “Saline di Tarquinia” che per la prima volta ospitano una tartaruga marina.

Tutte le specie di tartarughe presenti nei mari italiani, fa notare il Corpo Forestale dello Stato, sono elencate nell’appendice I della Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate d’estinzione che, insieme ad altre leggi derivanti dalla ratifica di diverse convenzioni internazionali e alla direttiva habitat per la conservazione degli ambienti naturali, ne garantisce il massimo livello di protezione. Secondo recenti studi e monitoraggi, lo stato di conservazione delle popolazioni di tartarughe marine presenti nei mari italiani appare ancora critica, anche a causa dei conflitti con le attività umane. Si è dunque resa necessaria l’approvazione e implementazione, da parte di tutte le amministrazioni competenti, di una politica coordinata che definisca le azioni da attuare ai fini di un costante monitoraggio del fenomeno e di un adeguato sistema di gestione per il recupero degli esemplari feriti o in difficoltà.

Il Corpo forestale dello Stato ha sottoscritto, presso il Ministero dell’Ambiente, un protocollo di intesa nazionale sulla conservazione delle tartarughe marine insieme al Corpo delle Capitanerie di Porto, alle Regioni Bagnate dal Mare, agli Enti Parco interessati e a diverse Istituzioni scientifiche. Obiettivo del protocollo è la collaborazione dei vari Enti coinvolti per la conservazione e gestione delle tartarughe marine, al fine di individuare una strategia comune e condivisa di intervento oltre all’elaborazione del Piano di Azione Nazionale per la Conservazione delle Tartarughe Marine (PATMA).

Nel Lazio, in base al protocollo, il Corpo forestale dello Stato ha aderito alla rete di coordinamento regionale per il recupero, soccorso, affidamento e gestione delle tartarughe marine “TartaLazio”, istituita dalla Direzione Generale Ambiente della Regione Lazio, creando due nuclei di primo intervento per il recupero e il soccorso di tartarughe marine presso la Riserva Naturale Statale “Saline di Tarquinia” e, a Sabaudia, l’ Ufficio Territoriale per la Biodiversità di Fogliano. Entrambe le strutture fanno parte della rete di aree protette che il Corpo forestale dello Stato gestisce in diversi punti del territorio nazionale: dal litorale tirrenico, con le “Saline di Tarquinia”, la Foresta Demaniale del Circeo a Sabaudia, “Tomboli di Cecina” e “Duna Feniglia”  in Toscana, a quello jonico fino alla costa adriatica, con la Riserva naturale “Salina di Margherita di Savoia”, “Duna Ravenna” e “Isole della Sacca di Gorino”, la Forestale garantisce, in maniera integrata, la tutela degli habitat costieri dove si riproducono le tartarughe marine. Proprio la Riserva Naturale Statale “Saline di Tarquinia” è stato il punto di partenza da cui l’esemplare di tartaruga marina ha ricominciato il suo viaggio in mare.

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