GEAPRESS – Il problema c’è e non va sottovalutato. Proprio per questo appare poco probabile che la crisi della zootecnia di Roccalbenga (GR) sia dovuta al lupo. Questo perchè a leggere delle molte migliaia di animali da reddito venuti a  mancare negli ultimi anni, sembra quasi che se li sia mangiati tutti il lupo.

Basta partire dal presunto lupo che qualcuno ha ucciso ed esposto ieri mattina nella piazza di Roccalbenga, per capire come le cose stiano in maniera diversa.  Pur senza escludere che qualche gene di lupo, il povero cane potrebbe anche averlo avuto, quello trovato riverso sull’asfalto è quasi certamente un comunissimo “fido” ormai tornato ad una impossibile vita libera. Tutto da valutare, comunque, sul grado di rinselvatichimento e se trattasi di un incrocio con il lupo. In loco, infatti, sembra esistere il problema  dei cani degli stessi pastori che vengono spesso lasciati liberi. Di prevenzione anti lupo, poi, neanche a parlarne. Un problema comunque complesso, dal momento in cui tutto ha un costo.

Secondo il Dott. Franco Ulivieri, Responsabile Unità Funzionale Sicurezza Alimentare, Zona 3 Amiata Grossetana dell’ ASL 9, sentito stamani da GeaPress, “da una prima osservazione del soggetto sembra che si tratti più di un canide, un ibrido che non di un lupo appenninico.” Sempre secondo il dott. Ulivieri ““il lupo appenninico è presente nel territorio ma la quantità non è elevata”. Diversa considerazione, invece, per i cani abbandonati e le possibili ibridazioni con il lupo. Secondo l’esperto, infatti, il lupo attacca per mangiare e quando questo succede lo fa con un attacco diretto. Una pecora, ad esempio, subito uccisa.

Il cane, invece, insegue il gregge. Un comportamento innato, che può condurre al mordicchiamento delle parti molli. Spesso le morti sono dovute allo stress subito dal gregge, oppure per soffocamento. In quest’ultimo caso il tutto si verifica a causa della fuga del gregge. Le pecore, impaurite, si ammassano arrivando ad accalcarsi fino alla morte. Nel corso degli interventi del Servizio Veterinario dell’ASL si sono trovate in genere poche morsicature. Deve a ciò aggiungersi l’orario spesso decisamente insolito per le aggressioni da lupo. Diurne e non notturne come invece dovrebbe essere per il lupo. Inoltre, nei racconti degli stessi pastori, i canidi hanno spesso dimensioni diverse. Un fatto, questo, inconciliabile con lo standard ben definito del lupo.

Stante l’esperienza maturata in campo veterinario, il randagismo in loco è fortemente combattuto. E’ difficile, infatti, vedere cani randagi. Più probabile, nel caso delle aggressioni, che  si tratti di cani padronali i quali, per abitudine, vengono lasciati liberi nelle zone di campagna. In altri termini i cani si allontanano dall’ovile anche per 4/5 ore  ed in questo lasso di tempo possono unirsi in branco e portare a compimento degli attacchi. Da queste scorribande in libertà deriverebbero gli ibridi. Una sorta di anomalo “richiamo della foresta” che vede protagonisti animali che non sono più lupi.

Secondo il dott. Ulivieri si sono registrati diversi episodi di cani padronali fortemente aggressivi con greggi diverse da quelle custodite. Un fenomeno che esaspera gli allevatori ma che rischia di deviare l’attenzione verso i lupi, non risolvendo peraltro il problema.

Un esempio emblematico è quello del versante grossetano del Monte Amiata. Un’area che coinvolge otto Comuni e che ha registrato un centinaio di attacchi.  Di lupi, però, non sembrano essersi trovate grande responsabilità.  C’è chi ha parlato di catture e finanche di abbattimenti. Non dei lupi, ma dei cani.

Il sospetto, poi, è che gli attacchi possono in realtà essere di più di quelli registrati. Una pecora uccisa impone lo smaltimento e questo costa. Il pastore può assicurarsi ed a quanto pare la Regione Toscana contribuisce, ma i rimborsi per l’abbattimento causato da fauna selvatica, non avvengono. Può, poi, un cane considerarsi fauna selvatica?

Il problema non si pone neanche sulla microchippatura dei cani dei pastori. Questa avviene ed anche in forma gratuita, assicurano dai Servizi Veterinari. Fin quando i cani vengono però lasciati liberi, il problema rimarrà irrisolto.

Il canide di Roccalbenga – informa il dott. Ulivieri – era un animale adulto di circa 3 anni. Colpito da arma da fuoco da non più di 15/20 metri di distanza, presentava almeno tre fori visibili. Alla gola, al torace ed alla zampa anteriore sinistra“. L’animale era senza microchip e per l’esame del DNA passeranno due mesi. I Servizi Veterinari, Polizia Provinciale e Corpo Forestale dello Stato, eseguono comunque con continuità i controlli sui cani padronali. Vi è poi il problema del mantello. Dalle foto circolate, sembra quasi tigrato su sfondo marrò chiaro. Un lupo dalle vesti inusuali.

Eppure, dalle cronache dei giornali, è sembrato quasi che in provincia di Grosseto i lupi abbiano ucciso migliaiai di animali allevati. Il Sindaco è sembrato riferire di un coinvolgimento di allevatori e, chissà perchè, cacciatori. Non siamo riusciti a parlare con il Sindaco Galli ma abbiamo potuto chiedere un parere all’Assessore comunale al Turismo Fabiana Fabreschi che ha subito preso le distanze da quanto avvenuto ieri mattina in piazza. “Ci sono altri modi ed altre sedi – ha riferito l’Assessore Fabreschi a GeaPress – ma l’agricoltura è messa a dura prova“. L’Assessore conferma pertanto il malcontento esistente anche se la diminuzione degli animali allevati deve collegarsi all’abbandono in generale della pastorizia. “Ciò non toglie – ha voluto precisare l’Assessore – che gli attacchi ed i conseguenti danni ci sono“. Già lo scorso novembre, nel corso di una prima riunione in Provincia, si era affrontato l’argomento. Proposte di gabbie e recinzioni. Circa il randagismo, anche l’Assessore conferma che trattasi di un fenomeno praticamente inesistente.

Sul caso di ieri mattina stanno ora indagando i Carabinieri del Comando Stazione di Roccalbenga coordinati dal Comando Comagnia di Arcidosso.

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