cicogna malt
GEAPRESS – La storia, resa nota lo scorso 10 giugno dalla LIPU calabrese, aveva commosso in molti. Un piccolo di cicogna, rimasto solo a causa della morte, per probabile avvelenamento, dei genitori (vedi articolo GeaPress).

Recuperato dagli operai dell’Enel che lo avevano prelevato dal nido quasi in fin di vita, era stato poi  trasportato presso il Centro di Recupero Animali Selvatici di Rende (CS) da Salvatore Golia volontario ambientalista che segue le nidificazioni della specie nella zona di Sibari.

Nel Centro è stato curato dai volontari che si sono prodigati con ogni mezzo per salvare la vita del pulcino che al momento del ricovero era disidratato magro e privo di forze. Ci sono volute settimane di attenta cura per consentire al pullo di cicogna di alimentarsi e crescere recuperando il tono muscolare necessario per riprendere il volo. Domani sarà il giorno nella reimmissione in natura perché  adesso è pronto per ritornare vicino alle altre Cicogne che hanno nidificato nella piana di Sibari.

Ruolo fondamentale nella tutela di questi animali preziosi per il nostro patrimonio faunistico – informa il Centro di Recupero – è quello della Polizia Provinciale che presenzierà alla reimmissione in natura e opererà una sorveglianza in zona per impedire il disturbo delle Cicogne presenti in zona.   Solo negli anni ’90 – dopo un’assenza di alcuni secoli – in Calabria sono tornate a nidificare le cicogne. Inconfondibili per le loro grandi dimensioni, con un’apertura alare che supera il metro e mezzo, hanno trovato asilo su qualche piattaforma in cima a tralicci dell’Enel  e si sono mostrate in tutta la loro bellezza, il bianco e nero del piumaggio, il lungo becco arancione, il corpo slanciato dalle lunghe zampe e hanno cominciato a riprodursi, non senza difficoltà. Perché, infatti, sono state da subito oggetto di una curiosità invadente da parte di chi, avvicinatosi ai tralicci non esitava a battere rumorosamente contro il ferro per vedere le ali delle cicogne aprirsi in tutta la loro ampiezza ma nello stesso tempo spaventando i poveri volatili, al punto che qualche coppia ha preferito “traslocare” in luoghi più tranquilli. Quelli che invece non demordono dal perseguitare i selvatici, cicogne e son solo, sono gli instancabili bracconieri che ne fanno oggetto continuo di persecuzione venatoria, a dispetto della legge, delle aree protette, della tutela cui sono sottoposte le specie di selvatici che abitano il territorio La Cicogna è un uccello strettamente legato alla cultura e alle tradizioni dell’uomo, simbolo intramontabile di fecondità e fortuna, confidente fino al punto di posarsi sulle case, dando vita alla graziosa leggenda legata alla nascita dei bambini così da essere rappresentata nell’iconografia popolare con il piccolo in arrivo penzolante dal becco“.

È facile comprendere come l’uccisione anche di un solo esemplare sia un danno grave per la specie, nonostante la diffusione in molti paesi europei.

La Cicogna in Italia è specie migratrice regolare e nidificante irregolare anche se dal 1985, anno di attivazione del primo Centro di riproduzione della Cicogna bianca a Racconigi (TO), si è potuto assistere ad un lento ma costante incremento della popolazione nidificante, con ripetute segnalazioni di nidificazione dal Piemonte alla Sicilia. Sebbene gli habitat agricoli continuino ad essere seriamente minacciati da una politica che non tutela territori e specie, la cicogna bianca sta attraversando una forte fase espansiva  soprattutto nell’ Italia meridionale, probabilmente per il forte aumento della popolazione del nord Africa. Le migliori condizioni ambientali, le tante oasi e centri di recupero, il monitoraggio continuo, hanno reso più agevole la sosta a questo animale sui nostri terreni agricoli per la riproduzione e l’allevamento della prole.

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