GEAPRESS – Domani la Commissione Ambiente della Regione Lazio discuterà alcune proposte di legge riguardanti la gestione delle Aree Protette della Regione Lazio al fine di “razionalizzare l’esercizio delle relative funzioni amministrative e di favorirne l’efficienza, l’efficacia e l’economicità”.

Lo rendono noto le Associazioni ALTURA (Associazione per la Tutela degli Uccelli Rapaci e dei Loro Ambienti) e Italia Nostra estremamente preoccupate per le radicali modifiche che potrebbero essere apportate alla LR 29/1997. A preoccupare, in particolar modo, sarebbero due delle proposte presentate.

La proposta del Consigliere Claudio Bucci (IdV), presentata nel 2010, prevede l’eliminazione degli enti parco e la gestione dei parchi tramite un solo ente regionale denominato Gestione Parchi Lazio (GEPAL). La motivazione è essenzialmente quella di ridurre le spese. Le Associazioni ritengono, però, che un solo ente per tutte le Aree Protette regionali, dotato di un consiglio direttivo dove saranno rappresentate tutte le aree naturali protette, in più gravato di una dotazione organica di personale non meglio quantificata, sarebbe una struttura poco agile dal punto di vista amministrativo e impossibilitato a rispondere alle esigenze di realtà territoriali tanto diverse fra loro.

La proposta del Consigliere Pier Ernesto Irmici (PDL), vicepresidente della Commissione urbanistica, prevede il passaggio tout court delle competenze di gestione dei Parchi ai Comuni (o unioni di essi), esautorando di fatto le responsabilità in materia ambientale della Regione, tra l’altro in contrasto con quanto previsto dalla Legge Quadro sui Parchi (L. 394/91) attualmente in fase di revisione. Il Consigliere Irmici, sottolineano le Associazioni, definisce gli attuali enti di gestione dei Parchi “una figura obsoleta, inidonea a soddisfare i parametri dell’efficienza, efficacia ed economicità dell’azione amministrativa”.

Particolarmente preoccupante, poi, la possibilità diretta, e non più supervisionata dalla Regione, di rendere le perimetrazioni dei Parchi “maggiormente confacenti alle esigenze amministrative e alle diverse vocazioni territoriali”.

Cosi si rischia di dare il colpo di grazia definitivo al Sistema di Aree Protette regionali – ha dichiarato Stefano Allavena, Presidente di ALTURA – consegnandole ai clientelismi e favoritismi locali, renderle in balia dei giochi di potere degli amministratori che spesso non hanno dimostrato e non dimostrano una particolare attenzione per le materie ambientali. Cosi facendo – prosegue Allavena – si mette a rischio il futuro dei Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e le Zone di Protezione Speciale (ZPS), spesso coincidenti con Parchi e Riserve regionali e che costituiscono la Rete Natura 2000, lo strumento principale della politica comunitaria per la conservazione della biodiversità, e per garantire il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari”.

Particolarmente preoccupante – sottolinea il Presidente CR Lazio di Italia Nostra Cesare Crova – è il testo della proposta di Irmici, che mostra di fatto di ignorare le ragioni stesse dell’esistenza dei parchi. La conservazione e la razionale valorizzazione del paesaggio e della biodiversità non sono infatti obbiettivi di carattere locale, e non possono essere gestiti dai comuni, che spesso sono poveri e spopolati, e non hanno modo di procurarsi nemmeno le competenze necessarie più elementari.”

Secondo Italia Nostra accettare la proposta di smantellamento della preziosa rete regionale dei parchi sarebbe un passo assai grave per l’attuale amministrazione, la cui immagine è già fortemente compromessa dalla vicenda della gestione delle discariche e dalle manifesta incapacità di gestire il crescente caos urbanistico.

Chiediamo pertanto – sottolinea il dott. Crova – ai Consiglieri e alla Giunta regionale di aprire un pubblico dibattito, aperto alla cittadinanza e alle diverse associazioni, che permetta una soluzione ponderata e partecipata.”

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