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GEAPRESS – Sarebbe grave che il Ministro dell’Ambiente strizzi l’occhio all’astensione in occasione del referendum del prossimo 17 aprile. Questo in sintesi il pensiero del WWF secondo il quale il richiamo ai posti di lavoro è contestabile “perché punta a fare presa sulla vita di chi vive momenti di grande difficoltà perché opera nel settore degli idrocarburi che è già in crisi da tempo: se il ministro ha veramente a cuore le sorti di queste persone pensi ad avviare processi di riconversione di certi settori produttivi”.
Del resto – aggiunge il WWF – nessun posto di lavoro viene messo in crisi dal referendum, perché la vittoria del sì farà semplicemente rivivere una norma che era vigente fino a pochi mesi fa e sulla quale le compagnie petrolifere avrebbero già dovuto fare i propri conti nel momento in cui hanno chiesto ed ottenuto la concessione estrattiva“. Il WWF, a proposito di posti di lavoro, richiama inoltre i 60mila italiani che lavorano nel settore della pesca ed i 47mila esercizi commerciali costieri che potrebbero essere messi in pericolo dal rischio dalle piattaforme.

Il petrolio nei mari italiani – spiegano gli ambientalisti – è presente in quantità talmente ridotte che, anche se si riuscisse a estrarlo tutto, coprirebbe il fabbisogno energetico nazionale solo per 7 settimane. E le piattaforme a mare che sono nella fascia di interdizione delle 12 miglia dalla costa, che sarebbero interessate dal referendum, producono solo l’1,9% del fabbisogno nazionale di gas. Le aziende che hanno le concessioni per le estrazione, inoltre, sono in larga parte multinazionali con sedi all’estero che impiegano pochissimo personale in un settore che da anni attraversa una profonda crisi occupazionale”.

Il WWF ha dimostrato come entro il 2050 si potrebbe produrre tutta l’energia che ci occorre ricorrendo sole alle energie rinnovabili, abbassando la febbre del Pianeta e vincendo così la battaglia contro i cambiamenti climatici”.

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