GEAPRESS – Lo hanno sequestrato, finalmente. E’ la prima volta che in Italia si pongono i sigilli ad un Poligono sperimentale interforze, quello del Salto Quirra, oltre dodicimila  ettari  tra Nuoro e Ogliastra in Sardegna.

Il Giudice per le indagini preliminari, dr.ssa Paola Murru, del Tribunale di Lanusei ha emesso il Decreto di sequestro preventivo dell’intera base militare. “Sussiste il fumus del delitto di disastro ambientale, quantomeno colposo, posto in essere con plurime condotte militari“, scrive il Gip nel Decreto.

Contemporaneamente il Procuratore della Repubblica di Lanusei, dr. Domenico Fiordalisi, ha disposto sequestro probatorio di tutte le sorgenti, dei corsi d’acqua, dei canali  e delle condutture idriche che dal Poligono giungono fino all’abitato di Villaputzu  e della frazione di Quirra. Proprio l’acqua contaminata dai brillamenti delle munizioni eseguiti, negli anni, nel Poligono potrebbe essere la causa dell’aumento dei tumori nella popolazione residente e delle malformazioni degli animali (vedi articolo GeaPress).

Disastro ambientale e omicidio plurimo dei pastori che frequentavano l’area del Poligono. Ecatombe di animali, aggiungiamo noi.

Il sequestro dell’area non impedirà, però, le attività delle Forze armate, né quelle commerciali ed industriali, per loro c’è l’autorizzazione a rimanere  data dal Ministero della Difesa. 

Saranno vietate, invece, tutte le attività agropastorali. 62 allevatori riceveranno l’ordinanza di sgombero per almeno 10mila animali. Il Movimento dei Pastori Sardi preannuncia una richiesta di risarcimento danni  al Ministero della Difesa.

I sequestri confermano pubblicamente quello che dieci anni di lotte di ambientalisti e pacifisti hanno sempre gridato: nella base militare più grande d’Europa si sono svolte operazioni capaci di metter in pericolo la salute pubblica,  degli uomini e degli animali. Al conto vanno aggiunte 50 morti ‘sospette’, il 65% dei pastori della zona ammalati di leucemia  e centinaia di animali malformati.

Un terreno contaminato da cadmio, rame, piombo ed antimonio. Interramento di fusti pieni di materiale tossico. Uso del Naplam, distruzione di munizioni obsolete provenienti da tutta Italia, nei documenti e nelle testimonianze raccolte dalla Squadra Mobile di Nuoro e dal Corpo Forestale dello Stato c’è proprio di tutto. L’utilizzo dell’ uranio impoverito è stato accertato nei tessuti dell’agnello nato con due teste (vedi articolo GeaPress).

Nel fascicolo degli indagati, per ora , sono iscritti il generale, Tobia Santacroce, ex responsabile del personale, accusato di disastro ambientale e due chimici della SGS, società di ispezioni, che avrebbero falsificato i test ambientali condotti nel Poligono per conto del Ministero della Difesa. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).