Biancone foto angelo scuderi
GEAPRESS – Decine di rapaci ed altri grandi uccelli migratori, sono stati avvistati nelle ultime settimane nel Parco Nazionale dell’Aspromonte. Lo rende noto lo stesso Ente che riporta la cifra censita di ben 26.000 migratori osservati in tre diverse postazioni lungo la minea direttrice.

Tra gli animali osservati ci sono accipitriformi, falconiformi, ciconiformi ed altri grandi veleggiatori. Un fenomeno che, secondo il Parco Nazionale, dimostra come l’Aspromonte rappresenti uno dei più importanti siti per lo studio  delle migrazione in Italia. L’iniziativa voluta congiuntamente alle associazioni Legambiente, Lipu-BirdLife e MAN (Associazione Mediterranea per la Natura) si protrarrà con la raccolta dati fino alla prima settimana di ottobre. In tal maniera, riferisce il Parco Nazionale, si offre ai cittadini e agli appassionati della natura, l’opportunità di rapportarsi con esperti provenienti da diverse nazionalità per conoscere l’etologia delle specie migratrici più importanti. Tra questi i Bianconi (nella foto di Angelo Scuderi), le Aquile minori, i Falchi pescatori, le Cicogne bianche, le Cicogne nere, gli avvoltoi Capovaccai, i Falchi di Palude, i Falchi Pecchiaioli, i Grillai, i Bibbi bruni e le Albanelle minori.

Un impegno, quello del Parco, condotto parallalemente ad altre iniziative volte a valorizzare la cultura e tradizioni.

Un altro monitoraggio, condotto sulla fauna selvatica, ha invece riguardato la stima della popolazione di lupo (Canis lupus), ormai stabile in Aspromonte. I primi dati forniti dai ricercatori hanno consentito di riscontrare i segni di predazione oltre che sul cinghiale  (Sus scrofa) anche sul capriolo (Capreolus capreolus italicus).

L’Ente Parco, che negli scorsi anni ha positivamente gestito e concluso il progetto di reintroduzione del capriolo, previa verifica di fattibilità e con il successivo rilascio di oltre 70 individui quale nucleo fondatore di una specie scomparsa oltre un secolo fa dall’Aspromonte, ha così raggiunto un duplice obiettivo: il ritorno e la rinascita di una popolazione stabile di una specie animale localmente estinta e la ricostituzione di equilibri dinamici in seno alla catena trofica naturale. In tal maniera si è consententito al lupo la predazione su ulteriori specie selvatiche e riducendo, indirettamente, la pressione verso gli animali domestici (ovini, caprini e bovini), soprattutto quando correttamente custoditi.

L’Ente Parco – ha dichiarato  il Presidente dell’Ente  Giuseppe Bombino – sta dedicando energie ed impegno per consentire la conoscenza e la corretta gestione della biodiversità dell’Aspromonte, maggiore risorsa della quale oggi dispone questo territorio che conserva in sé l’inestimabile fortuna di essere rimasto intatto nella sua asprezza e nella sua meravigliosa e inesprimibile suggestività, per realizzare la conservazione e la protezione della sua unicità.”

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