GEAPRESS – Da qualche settimana tiene banco su molti giornali. L’orsa zoppa del Parco Nazionale d’Abruzzo, chissà perché solo ora, è al centro dell’attenzione di tutti. I bracconieri, oppure una spina, addirittura la zampa amputata forse dai ricercatori che nottetempo, come i medici da scavo cimiteriale dei secoli che furono, posizionano lacci in metallo (… loro, non i bracconieri) per catturare gli orsi e studiarli.

Ed invece, l’orsa zoppa del Parco Nazionale d’Abruzzo, è così da almeno quattro anni e nessuno sa perché sia claudicante. Per scoprirlo bisognerebbe vederla da vicino, come la povera orsa finita sotto un pullman lo scorso maggio (vedi articolo GeaPress). Era ferita, ed anche lei zoppicava. Sulla spalla, all’esame autoptico, furono rinvenuti pallini di piombo, anche se, dal colpo di fucile, era sopravvissuta ed aveva dato alla luce pure dei cuccioli.

Ora l’orsa zoppa, riappare, ma nessuna ipotesi, dice a GeaPress il Vice Questore Aggiunto del Corpo Forestale dello Stato Luciano Sammarone, può essere valida se prima non verificata. Ed è proprio questo il punto debole. Non vi sono elementi che possono avvalorare una tesi piuttosto che un’altra.

I lacci dei ricercatori, però, parrebbero non essere pertinenti. Pochi e controllati, non funzionano come un cappio tagliente (come quelli dei bracconieri), sono spessi e muniti di un rivestimento che non danneggia l’animale. Piaccia, oppure no, ma dagli studi dei ricercatori dipendono la stragrande maggioranza delle informazioni sull’orso marsicano, che hanno contribuito a conoscerlo e proteggerlo. Un orso la cui figura è ancora positiva, proprio nei luoghi dove vive.

I veri e propri lacci-cappio, quelli dei cacciatori di frodo, sottolinea la Forestale sono purtroppo ampiamente diffusi in zona Parco e, in modo particolare, nella Marsica fucense.

Proprio i lacci-cappio furono individuati, ad esempio, durante le perquisizioni domiciliari che hanno riguardato una potente banda di cacciatori di frodo intenti a speculare sulla vendita di carne e trofei  proprio in area Parco (vedi articolo GeaPress). Ancora alcuni mesi dopo il primo intervento, dove venne contestata anche l’associazione a delinquere, un altro bracconiere dello stesso gruppo cadde nella trappola della Forestale (vedi articolo GeaPress). Le informazioni vennero in parte assunte dallo stesso mondo venatorio, al quale appartenevano alcuni degli arrestati, avvilito dalle continue scorribande del gruppo dedito alla caccia di frodo.

Ma quanti sono gli orsi deceduti negli ultimi anni e, soprattutto, le cause della morte?

Secondo il Vice Questore Aggiunto Luciano Sammarone, i lacci vengono sistemati, per lo più, per gli ungulati. Tra i predatori può rimanere trappolato soprattutto il lupo. Anche l’orso, però, può rimanerne vittima. Premesso ciò, gli orsi deceduti dei quali si ha notizia dal 2007 al 2011, sono quindici. Oltre alla femmina investita nello scorso maggio, vi è un cucciolo ucciso durante un’aggressione di cani e l’orsa con il suo cucciolo morti annegati in una vasca di cemento abbandonata (vedi articolo GeaPress). Altri quattro orsi sono morti per predazione intraspecifica, mentre i rimanenti sono rimasti avvelenati, oppure deceduti per cause ignote. I poveri resti di uno di loro, vennero trovati in un sacco dell’immondizia interrato (vedi articolo GeaPress).

Tra gli avvelenati, oltre ad un cucciolo, anche il famoso orso Bernardo e la sua compagna. E proprio grazie all’orso Bernardo era arrivata dall’America una ricca donazione per lo studio dei plantigradi. Da allora, sembra quasi che qualcuno abbia deciso di distruggere l’immagine del povero animale. Bracconieri come samaritani e ricercatori che invece di studiare, piazzano letali trappole. C’è stato anche di peggio. Sempre i ricercatori, disse la bufala invidiosa, sistemarono succulento pollo per attirare in trappola l’orso golosone. Così viziato si addentrerebbe ora nei paesi alla ricerca di contenitori di immondizia che profumano, secondo i suoi gusti, di pollo alla brace.

Il guaio è che a tali storie qualcuno ci crede davvero, a tutto discapito della felice convivenza tra orso ed abitanti del luogo. Di quest’ultimo aspetto lo stesso Corpo Forestale ne è certo. La sensibilità e la simpatia nei confronti dell’orso marsicano e molto cresciuta negli anni tra gli stessi abitanti del parco e delle zone limitrofe.

Questo, nonostante recenti inediti tentativi di aggressione, giudicate però molto improbabili dal WWF. L’orsa zoppa, ad esempio, vive tranquilla da anni, nonostante il suo handicap solo ora divenuto famoso. Trova da mangiare, parrebbe fregarsene dei rifiuti a base di pelle di pollo, e magari regalerà alla natura una bella cucciolata, bufale (umane) permettendo. 

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