cavallo pastoie
GEAPRESS – Torna nel bellissimo Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, il problema dei cavalli “impastoiati”. Secondo una antica usanza, i poveri animali vengono tenuti legati alla base delle zampe anteriori, da una corda lunga appena pochi centimetri. Le motivazioni spesso addotte sono in genere quelle dell’ addomesticamento, forse giustificato dal prelievo dei cavalli allevati allo stato brado. Più probabilmente, però, si tratta solo di un metodo tradizionale che consente di bloccare il cavallo e non farlo così allontanare.

L’ultimo “incidente” di tal tipo è occorso alla Camosciara, una delle zone più belle del Parco Nazionale. La signora Sonia Neri, in visita nei luoghi, nota nei pressi di un cartello dell’Ente Parco riportante la scritta “non molestare gli animali”, alcuni cavalli legati per le zampe anteriori. Scontata l’indignazione ma la risposta che avrebbero fornito alcuni lavoranti presenti sul posto (i proprietari, a quanto pare, erano assenti), è quella della tradizione che si tramanda di padre in figlio e che serve a giustificare l’addomesticamento degli animali. Una spiegazione che però non lascia affatto soddisfatta la turista che è intenzionata a denunciare il tutto. “Trovo queste giustificazioni a dir poco sconcertati – riferisce la signora Neri a GeaPress – Sono convinta che già le immagini parlino in maniera chiara“.

A confermare l’uso, sebbene in diminuzione, di tale imposizione è lo stesso Direttore del Parco Nazionale Dario Febbo. “Siamo più volte intervenuti – dichiara a GeaPress il Direttore del Parco Nazionale – raccogliendo le segnalazioni dei turisti ed invitando i proprietari a liberare i cavalli“. Il Direttore sottolinea però la difficoltà che si riscontra nel fare capire che i cavalli, in tale maniera, non devono essere trattati. Oltretutto, così facendo, si rischia di compromettere l’immagine del Parco. Tutto quanto avviene in quell’area, infatti, viene recepito dai turisti come di competenza dell’Ente gestore. Ed invece, sembra di capire, chi più direttamente deputato ad intervenire è rappresentato da quelle istituzioni a cui compete la vigilanza sul  benessere degli animali. Il Direttore si sofferma sull’intervento del Parco, ma è noto che questi compiti riguardano l’ASL Veterinaria ed i Comuni. Ad ogni modo, in area Parco, ma anche in altre zone, l’uso perdura.

Secondo Antonio Nardi-Dei da Filicaja, Presidente di IHP – Italian Horse Protection, da noi contattato, l’uso di legare in maniera così stretta le zampe anteriori del cavallo è quello di non permettere all’animale di allontanarsi e risparmiare, pertanto, in recinzioni adeguate. “Sono lo strumento equivalente alle corte catene con cui venivano legate tra loro le caviglie dei condannati ai lavori forzati in tempi passati – spiega con un paragone forte Antonio Nardi-Dei da Filicaja – Un retaggio della logica per cui un qualsiasi animale non umano è solo un “oggetto animato” che, con le buone o con le cattive, dovrebbe fare quello che l’animale umano ha deciso per lui“.

Dal punto di vista legale, però, non ci sarebbero per gli equidi riferimenti normativi precisi, ma è in genere applicabile l’art. 544 ter del Codice Penale in quanto l’uso delle pastoie può sottoporre il cavallo a comportamenti insopportabili per le sue caratteristiche etologiche e/o a danni alla sua salute.

Dell’esigenza di fornirsi di recinti, concorda anche il Direttore Febbo. Una pratica, cioè, che potrebbe essere facilmente sostituita senza compromettere il benessere degli animali. “Mandiamo sempre le nostre Guardie ed i rilievi che solleviamo trovano comunque risposta  – spiega il Direttore del Parco Nazionale a GeaPress – ma quello che è difficile da fare capire è il venir meno delle condizioni di benessere per gli animali. I proprietari – aggiunge il Direttore Febbo – ci guardano increduli. E’ una tradizione, dura da cambiare. Invito comunque chi viene a conoscenza di tali situazioni a segnalarle. Già l’anno scorso siamo intervenuti per alcuni casi analoghi“.

Cosa però comporta esattamente sotto il profilo del mancato benessere degli animali, l’uso delle pastoie?

Secondo il dott. Paolo Baragli, Medico Veterinario Responsabile Scientifico di IHP, “dal punto di vista etologico è necessario partire da un concetto: ogni qual volta viene ridotta la possibilità di un animale di esprimere il proprio comportamento normale, non si può più parlare di benessere. Ovviamente – aggiunge il dott. Febbo – le pastoie sono, insieme al tenere il cavallo legato alla posta, probabilmente il metodo più costrittivo per ridurre il comportamento naturale del cavallo, metodo costrittivo che spesso si protrae per molte ore o addirittura per giorni. Dal punto di vista strettamente veterinario – conclude il dott. Baragli – è ovvio che sono molto pericolose. Nessun cavallo potrà mai essere abituato alle pastoie in maniera tale da escludere qualsiasi reazione di paura e  le conseguenze di un cavallo che, spaventato da qualcuno o qualcosa, scarta o prova a fuggire con le pastoie possono essere gravissime.

Questi casi vanno comunque segnalati. All’Ente Parco ma anche a chi, forse ancor più deputato ad intervenire.

Spero – riferisce la signora Sonia – che si risvegli l’interesse nei riguardi degli animali maltrattati e ci siano sempre più persone che facciano sentire la propria voce“.

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