GEAPRESS – Polemica al vetriolo tra il Parco Nazionale d’Abruzzo ed un ex ricercatore ai tempi molto noto nell’area protetta, ora Segretario dell’Associazione Italiana per il Wilderness vicina a taluni ambienti venatori. Stante un comunicato diffuso dal Parco, nei confronti del Segretario dell’Associazione, dott. Franco Zunino, si starebbe per procedere alle vie legali. Questo perché si sarebbero diffuse dichiarazioni relative alla presenza di tre orsi fuori dall’area protetta ed il ritrovamento di un radiocollare. Dietro tale annuncio si paleserebbe l’ipotesi di un allontanamento dell’orso dal Parco a causa della gestione del turismo, oggetto peraltro di una vecchia polemica. Da qui a far dire che il plantigrado sta scomparendo dai luoghi storici ed ormai residuali del suo areale, il passo è breve.

Attacchi che a giudizio dell’Ente Parco non possono più essere tollerati e che paleserebbero una “precisa strategia disinformativa e diffamatoria“. Secondo quanto comunicato dagli Uffici del Parco sarebbero state espresse “reprimende” sulla base di notizie più o meno false sull’orso marsicano. Accuse che getterebbero discredito sull’attività delle persone che quotidianamente si occupano di combattere il fenomeno del bracconaggio, come del pascolo abusivo e del turismo selvaggio.

Le notizie giudicate dal Parco come prive di fondamento sono state nei giorni scorsi attenzionate dal Corpo Forestale dello Stato il quale avrebbe verificato non solo la totale mancanza di riscontro presso gli stessi luoghi ove sarebbero stati avvistati gli orsi, ma ha anche escluso ogni uso di elicottero per le ricerche, sia da parte del Corpo Forestale stesso che da parte del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Sempre secondo informazioni assunte da GeaPress la redazione di un giornale locale che per prima aveva riferito degli orsi, sarebbe stata contattata confermando però solo l’esistenza di una propria fonte. I comunicati dell’Associazione Italiana per il Wilderness tendono sostanzialmente a dar credito alle notizie diffuse dal giornale. Poco dopo il primo comunicato di Zunino ne è seguito un secondo ove si faceva intendere che l’elicottero potesse ora essere dell’esercito, contattato non si capisce bene da chi. Citata addirittura la Protezione civile. Chissà. Di certo al di là della documentazione tutta da confermare di orsi in fuga dal Parco sarebbe già carino rilevare quella del nostro esercito alla ricerca di orsi per le montagne del frusinate, dove sarebbero stati avvistati nei pressi del Comune di Acquafondata.

Il dott. Franco Zunino, Segretario dell’Associazione in questione, da noi contattato ha però riferito che si è limitato a commentare la notizia apparsa sul giornale locale ma che il tutto potrebbe non essere destituito di fondamento. Una ruggine antica quella con il Parco Nazionale d’Abruzzo e che risale probabilmente a dissapori avvenuti tra i ricercatori dell’orso marsicano da anni con solidi contatti con l’ambiente centro appenninico. Lo stesso Zunino si è, infatti, occupato dell’orso fin dagli anni 70.

Già nel passato, a dire il vero, erano state diffuse notizie che avevano infuocato gli animi. Così come quella dei tre orsi e del mezzo voltante non identificato, velocemente ripreso in copia incolla da altri organi di informazione, per parecchio tempo altra notizia era stata ripresa addirittura dalla stampa nazionale. Quella dell’orsa zoppa che, stante un comunicato della stessa Associazione, poteva essere stata ridotta in tal maniera, o almeno nessuno l’avrebbe potuto escludere, da un laccio dei ricercatori. Un’orsa claudicante nel Parco c’era ma per stabilirne le cause si sarebbe almeno dovuta avvicinare. Un’altra orsa venne, infine, ritrovata. Anche lei era claudicante. Era, poi, morta investita e nel suo corpo vi erano i pallini da caccia. Secondo la Forestale, da noi a suo tempo contattata, un problema non da poco dell’orso erano i lacci, ma dei bracconieri.

Ora di nuovo l’ennesima polemica che vede da un lato della barricata un ex ricercatore dell’orso marsicano e dall’altro il Parco Nazionale che si sente diffamato. Si tratta, afferma nel suo comunicato il Parco, di uno stillicidio di attacchi strumentali e diffamatori, motivo per cui, si sono ora adite le vie legali.

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