caprioli liberazione
GEAPRESS – Finalmente dopo tanto lavoro, sacrifici e apprensione. Così dal Centro il Pettirosso di Modena commentano la liberazione dei caprioli avvenuta nel Parco dell’Adamello.  “Hanno preso la strada tanto sognata del bosco“, riferisce a GeaPress Piero Milani, responsabile del Centro.

Tutti gli animali, ora tornati in natura, sono arrivati un anno addietro al Centro in provincia di Modena. Chi li aveva trovati, li aveva ritenuti abbandonati. Errori che, senza volerlo, le persone commettono quando si imbattono in un piccolo nascosto nell’erba alta. In realtà si tratta di una strategia difensiva della femmina. Sapendo che la sua presenza può attirare dei predatori, la madre si tiene distante  dal piccolo. Non andrebbero neanche toccati e, ovviamente, prelevati. A nulla, poi, valgono i tentativi di ricondurli alla madre. Odorano delle mani dell’uomo e mamma capriolo avverte in tal maniera un potenziale pericolo.

Per fortuna, a piccoli caprioli, ha pensato il Centro il Pettirosso.

Al loro arrivo – spiega Piero Milani – pesavano poco più  di mezzo chilo. Ora sono diventati esemplari di 15 o 20 kg“. Tanto impegno, per i volontari, premiato dalla liberazione.

Metodi di allevamento più naturali possibile. La presenza del volontario,, infatti, deve essere marginale, quasi  invisibile. Meno presente l’uomo sarà nel ricordo,  e meglio sarà per animali  tanto potenti quanto fragili. In condizioni ottimali, spiegano gli esperti del Centro, se vengono stressati possono anche morire. Pertanto vanno presi mille accorgimenti al fine di dedicare loro le migliori condizioni nei molti mesi di permanenza al Centro. Solo così si arriva alla tanto attesa liberazione.

Numerose, nel fatidico giorno, sono però le tappe preliminari. All’alba i volontari si ritrovano per la cattura. Un recinto appositamente allestito per i caprioli. Al suo interno anche un tratto di bosco.  Qui, hanno passato l’autunno e l’inverno.

Le attenzioni, in questo delicato momento, devono essere massime. Nessun capriolo, infatti,  deve impaurirsi o ferirsi. Un intervento, pertanto, che si basa sull’esperienza e professionalità. Gli stessi volontati, prima di potere operare, devono aver passato un periodo di formazione. “Un percorso – riferisce Piero Milani – duro e selettivo“.

Grazie a tale esperienza in poco più di un’ora tutti e dodici i caprioli sono pronti per il viaggio. Dotati di navetta auricolare, per essere seguiti nei loro spostamenti, iniziano il loro viaggio verso la libertà. La navetta, spiegano sempre al Centro il Pettirosso,  è essenziale. Questo per valutare l’evenutale uscita dai confini del Parco dell’Adamello alta Val Canonica, e nel caso per evitare di essere abbattutti ove la caccia è consentita.

Intanto, i dodici caprioli, una volta adagiati nel caldo letto di paglia asciutta, stanno per arrivare nel Parco. La loro liberazione darà continuità ad un progetto che ha già comportato, negli anni,  la reintroduzione di centinaia di caprioli. Il tutto è iniziato con un accordo con l’Università di Veterinaria di Parma in collaborazione con Il Pettirosso, la Provincia di Modena e quella di Brescia oltre all’Ente Parco Adamello. Il progetto è così proseguito negli anni.

I caprioli, anche per quest’anno, sono ormai arrivati alla fine del loro percorso con l’uomo. Le casse vengono lentamente aperte. Con stupore gli animali vedono un panorama diverso. L’aria, a 1300 metri di altezza, è diversa e loro si accorgono subito del cambiamento. Innanzi,  un’ampia radura ed i bosco che li accoglierà. C’è chi corre veloce ed altri che accennano ad una brevissima sosta. Si fermano e si girano quasi a salutare i volontari del Pettirosso. Li hanno cresciuti loro, subendo  le apprensioni e le preoccupazioni di un genitore. Vedendoli allontanare, nasce spontanea una punta di malinconia seguita, però, dalla felicità.

Quei caprioli, tanto amati, sono ora liberi. La loro strada è nel bosco. Con i volontari non si incontreranno mai più.

Non c’è, però, molto tempo da perdere. Al Centro Il Pettirosso stanno arrivando nuovi cuccioli di capriolo e dovranno essere curati fino ad una nuova liberazione. “Questo – ci dice Piero milani – è un volontario con la V maiuscola“.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati

VEDI VIDEO: