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GEAPRESS – Almeno su questo è stato fugato ogni dubbio. “E’ esclusa nella maniera più assoluta la morte di quest’orso per ferita d’arma da fuoco” così riferisce a GeaPress il dott. Antonio Liberatore, Dirigente Veterinario dell’Azienda Sanitaria Regione Molise e componente del Tavolo Tecnico del Progetto Life Arctos. Il dott. Liberatore ha partecipato ininterrottamente alla necroscopia effettuata lunedì e martedì sul corpo dell’Orso Stefano. Inoltre, il dott. Liberatore è stato presente domenica nei luoghi del ritrovamento dell’orso. Confermata, quindi, l’indiscrezione lanciata ieri da GeaPress.

Dagli esami radiografici eseguiti sulla carcassa dell’animale sono stati riscontrati due proiettili di calibro 7,65, un calibro di pistola e non di fucile.
I proiettili – ha dichiarato a GeaPress il dott. Liberatore – erano sistemati uno all’altezza dell’articolazione scapolo omerale destra e l’altro immediatamente vicino la fossa orbitale destra. I due proiettili sono stati estratti ed erano rivestiti da un tessuto fibrosclerotico, cosa che fa intendere che appartenevano ad un episodio pregresso avvenuto in vita.

Secondo il dott. Liberatore i due proiettili erano stati esplosi dalla stessa arma in un unico episodio. Invece per quanto riguarda i numerosi pallini da caccia, del tipo usati per le quaglie o i tordi, dovrebbero essere stati esplosi almeno in due o più episodi. L’intento, verosimilmente, era quello di scacciare un orso che alcuni anni addietro si era fatto troppo ‘confidente’ (vedi articolo GeaPress). Anche in questo caso si tratta di episodi pregressi. I pallini sono stati rinvenuti nel capo, nel collo e nei glutei. Uno persino in un testicolo.

La morte di quest’orso – ribadisce il dott. Liberatore – non può essere messa in relazione né ai due proiettili di pistola né tanto meno ai pallini piccoli da caccia.

Il dott. Liberatore ricorda molto bene l’Orso Stefano, avendo altresì partecipato a due sue catture per l’apposizione del radio collare. Un orso che alcuni anni addietro si era spinto molto vicino ai centri abitati, per poi ritornare nei boschi.

Ma allora quale causa ha portato alla morte dell’orso?

Sono in corso accertamenti di tipo tossicologico – continua il dott. Liberatore – sui tessuti dell’orso e sul contenuto gastrico, sui resti del puledro e della volpe, morta almeno 24 h prima dell’orso.”

Sulla carcassa del puledro si erano già alimentati dei lupi. L’orso dovrebbe essere intervenuto in un secondo momento, spostandola di una ventina di metri. Poi, ancora una decina di metri più avanti è stato trovato l’orso ormai deceduto.

La sequenza temporale della predazione, secondo il dott. Liberatore, fa escludere la presenza di veleno nei resti del puledro. Piuttosto è verosimile una precedente ingestione di un’esca avvelenata di piccole dimensioni.

L’ipotesi dell’avvelenamento – afferma il dott. Liberatore – è la più probabile sebbene va sempre confermata dagli esami tossicologici. Va esclusa anche un’ipotesi di malattia. L’animale era in condizioni di salute ottimali.”

Infine, il sangue fuoriuscito dal lato destro del viso è riconducibile ad una ferita causata dalla caduta dell’animale in fase agonica. Il decesso dell’orso Stefano risale all’alba della scorsa domenica.

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