ofir drori
GEAPRESS – Una vita tutta dedicata alla protezione della natura e contro il traffico di specie animali. Ofir Drori, trentasettenne israeliano, vive ormai da parecchi anni in Africa. Fondatore del Last Great Ape Organization (LAGA), Drori ha condotto in più paesi africani complesse investigazioni per debellare il commercio illegale del cosiddetto bushmeat, ovvero la carne di animali selvatici utilizzata per l’alimentazione. Scimmie, rare antilopi ed altri animali della foresta.

Immortalato pure dal National Geographic, Ofir Drori dalla sua base del Cameron è riuscito a guadagnarsi in molti casi la fiducia delle autorità governative locali ed associazioni protezioniste internazionali.  Grazie a lui centinaia di criminali dediti al contrabbando della fauna selvatica sono stati arrestati e sempre grazie a lui vi è una maggiore consapevolezza del problema proprio nei paesi di origine del contrabbando.

Una pronta guarigione, gli augurano gli amici. Il protezionista israeliano, infatti,  sul finire dello scorso anno è stato azzannato al polpaccio da un coccodrillo di tre metri e trascinato in acque profonde. I fatti sono accaduti nel fiume Omo in Etiopia. Dopo un iniziale ricovero in quel paese, Drori ha fatto rientro in Israele dove però ha scoperto di avere contratto  la malaria. Un momento di certo molto particolare che il protezionista sta affrottando con  il sorriso di sempre. Non si è smentito neanche quando, il 29 dicembre scorso, ha comunicato ai suoi amici il terribile incidente rimanendo perplesso su una sua vecchia teoria, ovvero che mai un coccodrillo avrebbe cercato di ingoiare una intera canoa. “Ho sbagliato”, ha scritto con secca ironia. Drori, prima di essere azzannato al polpaccio e trascinato in acqua, stava contemplano la bellezza della natura del fiume, in quel tratto frequentato dai babbuini e, appunto, dai coccodrilli.

Drori è riuscito a liberarsi ma del polpaccio ormai mancava un pezzo. Bloccata l’emorragia con un laccio emostatico ha cercato aiuto nei villaggi vicini. Prima di trovarli, sono però passati due giorni. Una volta individuato il villaggio, è stato aiutato non solo per le primissime cure ma anche per trovare un telefono, distante otto chilometri. Così Ofir Drori ha raccontato al Jerusalem Post.

Passati alcuni giorni in un ospedale etiope, Drori ha deciso di acquistare un biglietto aereo  e volare in Israele. La ferita era infetta. Arrivato nel suo paese ed ovviamente ricoverato in ospedale ad Ofir Drori è stata diagnosticata la malaria. Una malattia praticamente sconosciuta in Israele e che paradossalmente in Etiopia era più facile da affrontare. Anche in questo caso il commento di Drori non ha mutato stile comunicativo: “Malaria!“, ha oggi comunicato ai suoi amici. “Per fortuna – ha poi aggiunto – avevo portato con me il farmaco adatto”.

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