tartaruga III
GEAPRESS – Sono in tutto 167 le tartarughe Caretta caretta che dai primi di ottobre ad oggi sono state trovate morte nei litorali friulani e romagnoli. L’insolito evento è stato trattato ieri nel corso di una riunione tenutasi presso l’Università di Padova. Presenti più esperti afferenti a diverse discipline scientifiche.

E’ ancora presto per potere individuare non solo la causa della morte ( si attendono per questo gli esiti degli esami di laboratorio) ma anche il posto ove questa è avvenuta. Si ipotizza un tratto di mare di dimensioni ancora sconosciute, da dove le tartarughe decedute sono state portate via dai venti e delle correnti. Secondo il dott. Franco Zuppa, biologo del Gruppo di Pronto intervento tartarughe marine e cetacei della Riserva Marina di Miramare gestita dal WWF, il conteggio totale aggiornato a stamani riportava 32 tartarughe decedute a Ravenna, 39 in Friuli di cui 35 nella sola zona di Grado, e 96 tra Rimini e Riccione. Il tutto dagli inizi di ottobre fino ad oggi.

Si tende a ridimensionare  l’ipotesi inizialmente avanzata per il litorale occidentale, di alcune tartarughe decedute per colpa degli attrezzi da pesca. Così si era pensato dopo che alcuni animali erano stati trovati con gli arti rotti. Un fatto, però, che potrebbe essere stato causato dal sistema di pesca su tartarughe già morte.

Si propende a considerare una causa comune, probabilmente un agente patogeno biologico specie specifico – riferisce il dott. Zuppa a GeaPress – limitato cioè alle sole tartarughe. Ancora ignoto il luogo ove è avvenuto il decesso“.

Il lavoro degli esperti consiste anche nell’andare a ritroso nel tempo studiando le correnti ed i venti predominanti nel corso degli spiaggiamenti. Un punto nevralgico, dove le tartarughe potrebbero essere morte più o meno contemporaneamente e poi diversamente distribuite in funzione delle correnti. Esaminando tali dinamiche e ricostruendo il flusso delle correnti si potrebbe così rintracciare il tratto di mare. In linea teorica non è da escludere che nei prossimi giorni potrebbero esserci ulteriori spiaggiamenti.

Il problema, tiene a precisare il dott. Zuppa, riguarda però solo le tartarughe e non altri abitanti del mare. In sintesi è un po’ come avvenuto con l’epidemia di morbillo nei delfini. Nel periodo di maggiore intensità si ebbero gli spiaggiamenti che iniziarono dalle coste meridionali e occidentali del Tirreno fino ad  arrivare  alla Toscana.

Confermato, in ultimo, che gli stomaci di alcune tartarughe contenevano resti vegetali ancora indigeriti, nonché la presenza di segni di emorragie interne nella regione pettorale. Gli organi, però, sembrano integri, così come  non vi è traccia di traumi visibili all’esterno.

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