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GEAPRESS – Un Falco pellegrino tornato libero nel Monte Grosso nel comune di Nicolosi, all’interno del Parco dell’Etna.

Era stato sequestrato lo scorso novembre nel corso di una perquisizione effettuata dalla Sezione di Polizia Giudiziaria presso la Procura di Catania del Corpo Forestale alle direttive del Procuratore Capo dr. Giovanni Salvi e coordinata dal Procuratore Aggiunto dr. Giuseppe Toscano. Il rapace era stato quasi certamente prelevato dal proprio ambiente naturale da un bracconiere locale presso la cui abitazione sono stati rinvenuti altri animali appartenenti a specie protette e anch’essi sequestrati.

La liberazione è avvenuta alla presenza, oltre che degli uomini del Corpo Forestale, del personale del Ripartizione Faunistico Venatoria e di quello del Centro di Recupero Fauna selvatica di Belpasso, che lo ha avuto in custodia.

Il Falco pellegrino, Falco peregrinus, è un rapace diurno che riveste un’importanza fondamentale nel nostro ecosistema e la cui presenza è ormai sempre più rara nel territorio italiano a causa della cattura da parte di bracconieri senza scrupoli che alimentano il mercato illegale rivolto prevalentemente a pseudo falconieri. Si tratta di una specie che caccia in volo le sue prede e che in picchiata riesce a raggiungere velocità impressionanti, oltre 300 Km orari, che ne fanno l’animale più veloce al mondo.

Nel corso della stessa mattinata è stato inoltre liberato un altro rapace, un’Albanella, che era stato affidato al Centro di Recupero per le cure necessarie.

Una trentina di testuggini di terra, Testudo hermanni, specie autoctona della nostra isola che ormai sempre più raramente si incontra nelle nostre campagne, delle quali sei erano state sequestrate allo stesso soggetto, sono state invece liberate nella stessa giornata in un altro luogo idoneo.

Purtroppo persone con poca coscienza ambientale e lungimiranza non resistono alla tentazione di appropriarsi di specie in via di estinzione che devono restare libere, ciò che ne di garantirebbe la conservazione, invece, con l’egoismo proprio del collezionista che vuole possedere a tutti costi una specie rara, preferisce guardare, magari in un garage dentro una gabbietta, uno degli ultimi esemplari rimasti di fatto condannandone la sopravvivenza della specie stessa.

Non si tiene tra l’altro conto delle sanzioni severissime a cui possono incorrere i soggetti che semplicemente detengono illecitamente esemplari come quelli oggi liberati, fa sapere il Corpo Forestale. Si tratta infatti di specie tutte ricomprese nell’Allegato A del Regolamento Europeo 338/97, ovvero soggette alla massima protezione, e per il cui illecito commercio o detenzione la nuova legge sui reati ambientali, appena varata, prevede un inasprimento di pena: arresto da sei mesi a due anni e ammenda da 15.000 a 150.000 Euro. Anche per questo, se non per coscienza personale, sarebbe meglio lasciare questi animali liberi.

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