GEAPRESS – Il lupo Navarre, recentemente deceduto e la cui storia ha commosso l’Italia intera (vedi articolo GeaPress) era stato centrato da due diversi colpi di fucile. Le decine di pallini da caccia che portava all’interno del suo corpo erano in realtà di due diversi calibri. In altri termini il povero lupo salvato dalle acque del Limentra era stato centrato da un fucile almeno due volte. Di lui ricorderemo le commoventi immagini diffuse dal Centro di Recupero di Monte Adone. Il povero lupacchiotto, gravemente debilitato, che accettava il pasto dalle mani della Responsabile del centro (vedi video e articolo GeaPress).

Gestione a volte problematica, quella del lupo. Ancor più difficile se allo stato attuale manca un database centrale che raggruppi le risultanze dei monitoraggi sulla presenza del lupo, ormai diffuso da Bolzano a Reggio Calabria. Nel Parco della Majella è, però, esecutivo un progetto che integra le esperienze di tre Parchi Nazionali. Da nord a sud, Parco delle Foreste Casentinesi, Parco della Majella e Parco del Pollino. Il Life Wolfnet, relativo allo “sviluppo di misure coordinate per la tutela del Lupo in Appennino“, vede come coordinatore proprio il Parco della Majella, il quale si avvale dell’esperienza maturata dal vicino Centro di Referenza di Medicina Forense Veterinaria dell’IZS Lazio-Toscana e di Legambiente. Di fatto, dicono dal Parco, si tratta del primo tentativo di conservazione e gestione sinergica del Lupo nell’Appennino.

Le attività del progetto, riferiscono dal Parco della Majella, sono impostate per contrastare le minacce più rilevanti per il futuro della conservazione del lupo in Italia. Armonizzazione e velocizzazione dei sistemi di indennizzo per i danni al bestiame, fino allo sviluppo di forme nuove di compensazione del danno, come la restituzione di un animale uguale a quello eventualmente predato.

C’è poi la fase di studio e di prevenzione. Tra queste l’attuazione di moderne tecniche di monitoraggio, come l’applicazione di radiocollari agli individui dei branchi che potrebbero mostrare criticità, ma anche la pianificazione delle attività di contrasto alle morti illegali. In particolare il progetto prevede l’istituzione di gruppi operativi specialistici in collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato e gli interventi sul randagismo da attuarsi in collaborazione con le ASL.

La meta finale del Life Wolfnet è quella di creare un modello di conservazione del lupo, nella speranza di poter contribuire a smussare i problemi di convivenza a volte sollevati in loco.

Lo stato di avanzamento del progetto sarà valutato, il prossimo 18 e 19 ottobre, assieme alla presenza dei funzionari della Direzione Generale dell’Ambiente della Commissione Europea, provenienti da Bruxelles. Un incontro con gli organi di stampa è previsto per le ore 10.00 di Venerdì 19 Ottobre, presso la Sala Convegni della Sede di Badia Morronese del Parco Nazionale della Majella.

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