pecchiaiolo
GEAPRESS – 228 fucilate in due sole ore del pomeriggio del trenta aprile 1984. Questo uno dei primi drammatici report che ben focalizzava, ormai trant’anni addietro, la drammatica situazione che si viveva nelle alture di Messina. Un problema secolare, quello del bracconaggio nello Stretto di Messina, del quale si hanno altri drammatici racconti fin dal 1869: “Tutti i cacciatori del paese – scriveva un autore dell’epoca nella pubblicazione “Uccellatore” – armati di lunghissimi schioppi, passano le intere giornate sulle alture e tra le rupi aspettando questi uccelli … ed un cacciatore solo arriva ad ucciderne in una giornata fino a trenta, che è il più fastoso trionfo cui possa aspirare“.

Una situazione che fino a trentuno anni addietro, quando cioè venne organizzato il primo campo antibracconaggio, non era mai mutata nonostante i formali divieti di legge nel tempo intervenuti.  Centinaia di bracconieri, in non pochi casi provenienti  dalla Calabria,  si accalcavano lungo i tornati delle strade di montagna, per sparare contro Falchi pecchiaioli, Aquile, Cicogne e molti altri grandi veleggiatori che nel periodo primaverile attraversano in migrazione lo Stretto di Messina.

Una realtà grave e soverchiante. Impossibile pensare che le cose di lì a non molto sarebbero cambiate. Un pugno di protezionisti guidati dalla volontà di ferro di Anna Giordano, nota ambientalista originaria di Messina, sono però riusciti in una impresa impossibile. In un paesaggio immerso negli odori della macchia mediterranea i rapaci, oggi, migrano in assoluta tranquillità. Anni di denunce, minacce, processi e condanne per i bracconieri, hanno dato i loro frutti.

Un posto meraviglioso, nel cuore del Mediterraneo che regala, se opportunamente guidati, lo spettacolare volo di migrazione dei grandi veleggiatori. Migliaia di rapaci che possono radunarsi, nelle alture che circondano  Messina, in migliaia di individui in appena poche ore.  Il tutto, rimanendo immersi negli splendidi scenari degli ambienti montani e collinari mediterranei.

Proprio sullo Stretto di Messina, si trova infatti una delle rotte di migrazione degli uccelli più importanti al mondo. Albanelle pallide, Albanelle minori, Falchi cuculi, Grillai, Falchi di palude, Nibbi bruni, Falchi pecchiaioli  si possono osservare e fotografare, imparando, grazie al supporto degli ornitologi esperti a riconoscere le varie specie e, quando vi è dimorfismo, i maschi dalle femmine, i giovani dagli adulti. Grazie ad un lavoro certosino, che si porta avanti ormai da 31 anni, è possibile oggi avere un elenco delle specie osservate che comprende tutti i migratori del Paleartico occidentale. Tutti, più o meno frequentemente, volteggiano in questo periodo.

Grandi veleggiatori ma anche tanti passeriformi in un contesto che rappresenta un paradiso per gli appassionati di botanica.

Piccoli passeriformi, come la Magnanina, la Sterpazzolina, il Passero solitario, lo Zigolo muciatto, ma anche Coturnici, immersi in un paesaggio floristico unico che, nei monti Peloritani, conta ben 1500 specie vegetali.

A richiesta, informa una nota delle assocaioni MAN, WWF e NABU, sarà anche possibile effettuare delle escursioni guidate sull’Etna e  sugli stessi Nebrodi, dove è possibile ammirare ambienti particolarmente belli, in cui nidifica l’aquila reale e una colonia di avvoltoi Grifoni. Altre mete saranno rappresentate dalla splendida  Riserva Naturale di Vendicari, importante area umida posta nella Sicilia meridionale, dove si fermano migliaia di uccelli acquatici per riposare e nutrirsi, dopo la traversata del Canale di Sicilia.

Inoltre, in alcune giornate, i punti di osservazione si sposteranno fin nella battigia. Siamo nel punto in cui il braccio di mare che separa la Sicilia dalla Calabria sembra quasi fare accarezzare le due sponde. Siamo nei posti che hanno incantato i poeti dell’antichità. Luoghe del mito: Cariddi, oggi Capo Peloro, dove è possibile osservare anche molte specie marine e acquatiche tra cui Berte maggiori e Berte minori, che tornano dai luoghi di foraggiamento dirigendosi alle isole Eolie, Beccapesci, Gabbiani corsi, rosei, piccoli, diverse specie di Aironi, moltissimi passeriformi, che passano davanti o sopra di noi.

Con un po’ di fortuna tra le onde è possibile vedere Delfini, Capodogli e Balenottere che passano vicini alla costa.

Durante il campo, che si terrà dal 18 aprile al 18 maggio, sarà anche possibile effettuare un corso di primo soccorso agli animali selvatici ed effettuare uno stage formativo presso il Centro Recupero della Fauna Selvatica di Messina.

I monti Peloritani, una volta ampiamente frequentati dai bracconieri che uccidevano centinaia di rapaci al giorno, oggi, grazie ai Campi organizzati con continuità da ben 31 anni da MAN, WWF e NABU sono diventati uno dei luoghi migliori per osservare la migrazione e imparare a riconoscere le varie specie.

Come ha scritto Tim Harris nel libro “Migration hot spot” (Bloomsbury, 2013) “ in primavera, la migrazione dei rapaci sullo Stretto di Messina è come il chi è chi dei rapaci del Paleartico occidentale. Nessun altro sito in  Europa può rivendicare una così incredibile varietà di rapaci”.

Poche ma essenziali le raccomandazioni per i partecipanti. Tutto elencato nel sito web www.migrazione.it Per contatti via mail, questi i riferimenti: mediterraneanatura@alice.it,  a.giordano@wwf.it,  debric@tin.it

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