GEAPRESS – Vecchia ma progettata per resistere ad avversità atmosferiche ed addirittura ai disastri aerei. Una centrale nucleare, però, non può spegnersi pigiando un bottone. Le barre di combustibile radioattivo, a prescindere se in produzione oppure no, devono continuare ad essere raffreddate e pure per un bel po’ di tempo.

E’ proprio questo il problema che è sorto nel New Jersey, nella località di Oyster Creek, dove l’uragano Sandy sta in queste ore imperversando e seminando morte e distruzione. Centrali nucleari tanto potenti e sempre dichiarate ultra sicure, salvo poi scoppiare, siano esse nell’allora poco convincente Unione Sovietica, come nell’ultra efficiente Giappone. Nel New Jersey a rischiare di mandare tutto in tilt, sembra essere stata l’acqua alta. In questo caso molto alta, della baia di Barnegat. Il forti venti da sud stanno spingendo il mare verso l’interno ed in tal maniera è a rischio l’efficienza delle pompe di sollevamento. Queste dovrebbero fornire l’acqua di raffreddamento del reattore. Il livello si è già alzato di 6,5 piedi. Nel caso si allaghi il motore, si procederà al raffreddamento dell’uranio con le pompe antincendio. L’acqua di tale sistema verrebbe così immessa nella piscina ove è contenuto il combustibile. La società che gestisce l’impianto non ha però precisato per quale incendio sono state progettate queste pompe.

Sandy, nome che ricorda più le canzoni di Olivia Newton John nel film Grease che non i problemi di una centrale nucleare del New Jersey, ha sollevato onde alte fino a 13 piedi. Per allagare le pompe di raffreddamento (non quelle antincendio, dunque) il livello dovrebbe alzarsi di altri sette piedi. I tecnici sperano che il vento cambi, o almeno riduca la potenza, ed allo stato, comunque, nulla è ancora a rischio. Attualmente l’allarme è al livello due su un massimo di quattro.

Per chi pensa che le semplici pompe non possono essere sufficienti a mandare in tilt una centrale nucleare, giova ricordare che nell’impianto nucleare di Fukushima, in Giappone, il famoso maremoto non è direttamente la causa dell’esplosione delle centrali. In quel caso, infatti, una interruzione di energia delle centrali diesel, avvenuto a seguito del maremoto, bloccò la fornitura di energia proprio all’impianto di pompaggio. Le batterie supplementari (ovvero quello che dovrebbe fare l’impianto antincendio americano), non furono sufficienti (vedi articolo GeaPress). Speriamo, dunque, che Sandy vada a cantare da qualche altra parte.

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