nutria
GEAPRESS – La Legge Regionale della Lombardia che lo scorso dicembre ha stabilito tecniche e modalità di contenimento delle nutrie, è stata impugnata dal Governo. Secondo la delibera del Consiglio dei Ministri dello scorso 29 gennaio, sembra che la Regione Lombardia sia andata oltre i suoi compititi mettendo  a rischio la stessa fauna selvatica.

Due sono i rilievi dell’impugnativa governativa. Entrambi evidenziano il prevalicamento di compiti che la Regione Lombardia si sarebbe attribuita.

Il primo punto riguarda l’istituzione di un tavolo provinciale di coordinamento che coinvolge anche le Prefetture. Secondo il Consiglio dei Ministri, però, tale coinvolgimento non risulterebbe frutto  di preventivi accordi con l’ Ammnistrazione statale interessata; dunque la Regione non avrebbe potuto disporre il diretto coinvolgimento di organi dello Stato addirittura con attribuzione di compiti, sconfinando così nelle competenze eclusive dello Stato in materia di organizzazione amministrativa.

Il secondo punto oggetto di intervento del Consiglio dei Ministri, riguarda invece le tecniche previste per l’eradicazione delle Nutrie. La Regione, facendo riferimento ai Piani provinciali di eradicazione, ha previsto l’utilizzo di armi e trappole in ogni periodo dell’anno, in tutto il territorio regionale, ivi compreso quello vietato alla caccia. I metodi di controllo, vanno dalla gasazione controllata, alla sterilizzazione, alle armi da lancio individuali, alle armi comuni da sparo. Previsto anche il trappolaggio con successivo abbattimento con narcotici, armi ad aria compressa o armi comuni da sparo.

Per il Governo, però, pur prendendo att0 che la nutria non è più tutelata dalla Legge 157/92, non può non considerarsi il divieto di utilizzare metodi non selettivi, così come anche previsto dalla Direttiva europea sulla conservazione degli uccelli selvatici. In altri termini, sebbene la Nutria non sia più tutelata, nelle trappole per lei predisposte potrebbero finire altri animali. Per il Governo, la norma regionale permettendo l’uso indiscriminato di tutte le armi comuni da sparo, di armi da lancio individuale (balestre) e di trappole, (queste ultime hanno un’altissima possibilità di catturare anche fauna selvatica in quanto non sono strumenti selettivi), si pone in contrasto con l’articolo 21, comma 1, lettera u) e z), della Legge sulla caccia.

Cosi come infine riferito dal Consiglio dei Ministri “le disposizioni in esame, nella parte in cui consentono l’uso delle metodologie di eradicazione sopra citate e soprattutto il trappolaggio, non garantisce una adeguata selettività tale da escludere con certezza l’abbattimento o la cattura anche di specie di fauna selvatica tutelate dalla citata direttiva 2009/147/CE e dalla L. 157/92. Tanto più che la norma in esame non indica periodi temporali di riferimento, permettendo, altresì, l’uso di strumenti non selettivi anche in zone in cui l’esercizio venatorio è vietato”.

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