GEAPRESS – “Se un giorno le Api dovessero scomparire, all’uomo resterebbero soltanto quattro anni di vita“. Questa predizione è  attribuita da molti ad Albert Einstein, ma anche  qualora non fosse stato lui a farla è senz’altro valida.

Le Api, a cui rubiamo il miele, la cera, la propoli, la pappa reale, sono un indicatore ambientale straordianariamente sensibile. Evitano accuratamente i campi OGM, trasmettendo segnali di allarme alle compagne, rifiutano di rientrare negli alveari se nelle vicinanze ci sono ripetitori elettromagnetici. Questi sconvolgono il loro sistema di navigazione.
Le Api svolgono un lavoro, non retribuito, in agricoltura, impollinando le colture; il loro lavoro è stimato in 10 milardi di euro l’anno nel mondo.
Ma il lavoro più importante le Api lo svolgono per l’ecosistema, senza di loro scomparirebbero centinaia di piante. Secondo il World Watch Institute un terzo degli alverai di Api domestiche è già scomparso e la stessa sorte tocca alle specie selvatiche.

Oggi un altro problema minaccia la vita delle Api. L’allarme lanciato da Coldiretti è chiaro, da oltre dieci giorni le Api hanno smesso di lavorare, lo sciopero pare sia dovuto al caldo estremo. Il caldo  si va ad aggiungere  alla moria degli animali,  che ha avuto, in questi giorni, il suo picco soprattutto in Toscana.  La moria è dovuta all’uomo ed ai trattamenti pestilenziali e letali fatti sugli ulivi; ovvero le disinfestazione delle piante  da parassiti fatte con insetticidi dagli effetti devastanti, alla faccia dell’olio genuino.

Il World Watch Institute, già nel 2005, metteva sotto accusa pesticidi ed insetticidi di grandi multinazionali. Le Api che hanno  dimostrato di sapersi adattare allo smog ed all’inquinamento, ed anche alla invasiva meccanizzazione delle campagne, soccombono, invece, al letale binomio insetticidi/effetto serra.

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