GEAPRESS – Sta suscitando un certo stupore, in ambienti animalisti, il servizio trasmesso ieri nel corso di una trasmissione televisiva, che ha mostrato i lavori di un convegno di aggiornamento per  Ufficiali Giudiziari. In tale contesto veniva riferita della possibilità di pignorare anche gli animali.

In effetti, da un punto di vista strettamente procedurale, non vi è molto di cui meravigliarsi. Gli animali, vivi o morti, sono un “bene” che a qualcheduno deve pur appartenere. La stessa fauna selvatica, ad esempio, è patrimonio indisponibile dello Stato. Nessuna tutela, in quanto esseri senzienti, è infatti ad oggi direttamente richiamabile in aiuto degli animali. La stessa legge sui maltrattamenti, ad esempio, individua il reato in funzione del “sentimento per gli animali”. L’oggetto da tutelare è il sentimento dell’uomo nel caso scosso da un episodio di maltrattamento tutto da verificare. Da questo assunto, pur con tutte le sentenze che hanno riconosciuto un ambito di applicazione volto a tutelare gli animali in quanto tali, scaturisce la giurisprudenza maturata.  Figuriamoci nel caso di una azione di pignoramento.

Bovini di un’azienda che non riesce più a pagare i suoi debiti, come il cane di un semplice proprietario moroso verso terzi, sono suscettibili di pignoramento. Ovviamente, ha riferito nel corso del servizio un Ufficiale Giudiziario, la preferenza è diretta verso i conti correnti e gli immobili di un certo valore. Appartamenti come autoveicoli,  ma  l’iter relativo ad altri “beni” è teoricamente percorribile pur con tutte le difficoltà di mettere all’asta un cane come un vecchio computer.

Il caso più clamoroso riguarda forse una giovane leonessa che nella seconda metà degli anni ottanta, quando cioè era ancora consentito tenere in casa felini ed altri animali oggi definiti “pericolosi”, venne pignorata per l’equivalente di trecentomila lire. L’animale era incredibilmente detenuto da un pellicciaio la cui attività era andata fallita, in una piccola gabbia sistemata in un giardino privato confinante con una scuola. La voce che allora arrivò agli animalisti locali che si prodigaro subito per una sistemazione alternativa, era quella di una ipotesi di fuga dell’animale e la sua fine non certo incruenta. Il tutto, per fortuna,  non ebbe a verificarsi e grazie all’impegno dei volontari l’animale venne poi trasferito. Il debito dovette però essere saldato e la giovane leonessa, con il mantello ancora in parte maculato come i piccoli dei leoni, ha risolto, senza saperlo, la posizione debitoria che gravava pericolosamente sulla sua pelle.

Ad oggi, però, rimene ancora il pericolo. Non solo per i leoni ma per tutti gli animali di proprietà.

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