GEAPRESS – 130 Riserve Naturali dello Stato estese per 90.000 ettari, la tutela da parte del Corpo Forestale del 20% delle specie vegetali più rare del nostro ambiente e del 70% dell’avifauna autoctona a rischio di estinzione. Interventi in favore della conservazione della biodiversità, il riequilibrio degli habitat, i programmi di protezione specifica per i grandi mammiferi: orso bruno, lupo e lince. Una spina nel fianco: il bracconaggio, che stermina i predatori che “competono” con l’uomo attraverso lo spargimento dei micidiali bocconi avvelenati, sempre più diffusi sull’intero territorio nazionale. Questi i dati di un incontro organizzato dal Corpo Forestale dello Stato che si è tenuto il 6 ottobre alla Casa del Cinema di Roma, in occasione della proiezione del documentario “Paradisi d’Italia” che ritrae i tesori naturalistici d’Italia, una vera e propria spina dorsale verde che corre dalle Alpi, agli Appennini, alla Sila, all’Aspromonte, alle isole, tutte con la propria specificità territoriale, tutte da difendere ad ogni costo.

A rendere particolarmente ricche le nostre foreste – ha spiegato Carlo Blasi, professore di Biologia Vegetale all’Università La Sapienza intervenuto all’incontro – la forte presenza di specie autoctone, che rende il sistema ecologicamente forte. L’indicatore di salute di questi ambienti sta infatti nella varietà di specie originarie che vi si trovano e alcune delle nostre foreste si stanno avviando a diventare vetuste: cominciamo cioè a vedere il progetto della natura che riprende le redini, fuori dai condizionamenti umani.”

A contribuire a questo risultato, come ha spiegato Luigi Boitani, docente di Biologia della Conservazione alla Prima Università di Roma, “l’abbandono dell’agricoltura di montagna, la fine di un sovrasfruttamento che è andato avanti con ritmo praticamente immutato dal medioevo fino al secolo scorso. Gli scienziati di questa generazione hanno la fortuna di vedere la natura che riprende il controllo, le specie autoctone che spontaneamente si alternano nel diventare dominanti in un area. Una fortuna tutta italiana, con pochi paragoni nel resto del continente”.

Un percorso virtuoso, quello che interessa i nostri ambienti boschivi, che ne mostra tutta la forza e allo stesso tempo la fragilità, come i relatori non si sono stancati di ricordare, necessitando per questo di una forte azione di sorveglianza: Boitani ha denunciato a questo proposito la mancanza nel nostro Paese di un sistematico piano di monitoraggio, che non permette ancora di tirare le somme sulle condizioni della fauna selvatica, che si capisce stia ricominciando ad abitare gli spazi finora tenuti in scacco dalle invasive attività umane, sebbene non si conoscono le esatte modalità del processo.

E’ il caso ad esempio dell’orso bruno marsicano: se ne contano all’incirca 42 esemplari, concentrati sopratutto nell’area del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
Ridotto ai limiti dell’estinzione da bracconaggio e distruzione dell’habitat, l’orso dal 1999 è uno dei destinatari del progetto di conservazione LIFE, che ha portato al censimento degli individui (ancora troppo pochi i dati per capire se la popolazione stia aumentando) e alla messa a punto di strategie per la difesa del suo ambiente naturale. Habitat che, come ha osservato il Comandante provinciale del Corpo Forestale di Vicenza, Daniele Zovi, è tradizionalmente legato alle nostre aree montane, le cui comunità, che da sempre vivono in contatto con questo predatore, devono rispettare come vicino di casa pienamente legittimo, evitando gli episodi di intolleranza e paura che hanno accompagnato gli sconfinamenti degli orsi in altre regioni degli ultimi anni. “Non parliamo di accoglienza – ha sottolineato Zovi – ma di condivisione dello stesso patrimonio naturale. Noi umani non siamo i proprietari dei boschi”.

Proprio in questi giorni è in pieno svolgimento l’Operazione Pettirosso 2010, campo antibracconaggio del NOA – Nucleo Operativo Antibracconaggio del Corpo Forestale dello Stato, comandato dal Vice Questore Isidoro Furlan, che sta operando nella difficile area delle valli bresciane, dove l’avifauna migratoria e stanziale viene continuamente e pesantemente attaccata dal bracconaggio. L’attività dei forestali del NOA, nell’opera di repressione del fenomeno dell’uccellagione,  è riuscita a riportare al libero volo numerosi esemplari di passeriformi protetti dalla legge (vedi articolo GeaPress).

In home page di GeaPress l’approfondimento nello Speciale “Alert – la natura sta colando” .

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