GEAPRESS – In genere si è abituati a sentir parlare di scontri tra cani, magari in un canile mal tenuto, dove animali che non dovrebbero venire in contatto finiscono per affrontarsi ed in alcuni casi soccombere.

Il cane, è un lupo. Plasmato e soggiogato dall’evoluzione imposta per gli usi dell’uomo. Comunicano in maniera spesso imperscrutabile ai non esperti. Si scrutano, si studiano, lanciano dei segnali, infine stabiliscono chi comanda. In genere va tutto liscio, ma quando un lupo non è più tale da decine di migliaia di anni e magari si è preferito far emergere un carattere dominante, può anche capitare quanto successo in questi giorni di grande freddo nella immediata periferia di Rocchetta al Volturno, in provincia di Isernia.

Un lupo, un grosso maschio, è venuto in contatto con un Pit bull tenuto nei pressi di una carrozzeria. Ad avere la peggio è stato il cane. Un canino del lupo è penetrato tra il palato e la lingua. Sulla neve sono rimaste le tracce dello scontro. Sangue, ma anche impronte che, secondo il dott. Antonio Liberatore, Dirigente Veterinario dell’ASREM (Azienda Sanitaria Regionale Molise), sono inequivocabilmente di lupo.

Il dott. Liberatore è un esperto di fauna selvatica e per lui quelle tracce sono probabilmente da ricollegare al grosso maschio più volte osservato nei luoghi. Una presenza pacifica con la quale il dott. Liberatore è venuto in contatto.

Il lupo scappa alla vista dell’uomo – riferisce a GeaPress il dott. Liberatore – al massimo lo ignora e continua per la sua strada. Questa nella peggiore delle ipotesi. Il lupo non costituisce un pericolo“.

Nei giorni scorsi, nell’alta valle del Volturno, sono stati avvistati numerosi cervi scesi a valle a seguito delle abbandonati nevicate. Ne erano stati rinvenuti alcuni morti, ovvero (sia vivi o morti) cibo per il lupo. Sempre nei giorni scorsi il Corpo Forestale dello Stato (vedi articolo GeaPress) aveva diffuso un comunicato ove rilevava come l’inverno fosse in realtà una stagione felice per il canide selvatico. A patirne i rigori sono invece le sue prede, ovvero gli erbivori, che risultano nel complesso indeboliti e per questo ancor più suscettibili alla predazione del lupo.

Gli abitanti del posto – aggiunge il dott. Liberatore – non avvertono nel lupo un pericolo. Problemi possono sorgere con il pascolo brado, ma anche questo andrebbe attentamente analizzato. Allevatore scrupolosi ve ne sono, specie tra gli anziani, ma non sempre è così”.

Pascolo brado, in sostanza, vuol dire a volte pascolo abbandonato. Animali lasciati alla mercé degli eventi. Animali di poco valore che però si tramutano in un utile nel caso di rimborsi o contributi. Alcuni, poi, sono più a rischio di altri. E’ il caso dei cavalli, specie se puledri. Le soluzioni ci sono ma a volte sembra quasi che non si vogliano adottare.

Secondo il dott. Liberatore le recinzioni elettrificate danno buoni risultati e non sono neanche così costose come si dice, almeno rispetto ad una normale recinzione.

Bisogna saperle fare – riferisce il dott. Liberatore – stare attenti che non disperdano a terra e controllare le batterie. Con il lupo si può convivere. Non costituisce un pericolo per l’uomo mentre per gli allevamenti la soluzione c’è“. Basta volerla, insomma.

Il lupo che ha predato il Pit bull, non è l’unico dei dintorni. Ve ne sono probabilmente altri ma, come riferisce il dott. Liberatore, non c’è alcun allarme e non c’è alcun motivo che ve ne sia. E’ già così da parecchio tempo. Siamo proprio a ridosso del luogo storico del nostro Appennino a cui si deve la salvezza del lupo. Il Parco Nazionale Lazio, Abruzzo e Molise. Di tornare a vivere tra le favole, ovvero ai tempi di cappuccetto rosso e del lupo cattivo, non ve ne è proprio alcun bisogno. Prima o poi questo freddo terminerà. Gli ungulati riprenderanno possesso dei pascoli di alta quota e il lupo li seguirà. E’ così da chissà quanto tempo ed in molti sperano che in tal maniera continuerà ad essere.  

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