GEAPRESS – Va purtroppo avanti il progetto promosso dal governo della Tanzania relativo alla costruzione di una grande strada all’interno del Parco del Serengeti (vedi articolo GeaPress), dichiarato dall’Unesco patrimonio mondiale dell’umanità. La strada lo taglierà poco sotto il confine con il Kenya, dove peraltro l’area protetta continua con la Riserva di Masai Mara. Di fatto si taglierà uno dei più grandi pascoli di erbivori selvatici esistenti al mondo, oltre che a compromettere la grandiosa migrazione degli gnu ed altri animali della savana. A nulla sono valse le pressioni della comunità scientifica tedesca (la Tanzania è stata una sua colonia) nè un recente nuovissimo studio americano che ha previsto un primo impatto sulle mandrie di erbivori selvatici a dir poco disastroso. Ovvero una riduzione pari al 35%.

La Tanzania tira dritto sulla via del progresso e dello sviluppo economico. Così dettano i modelli mondiali della nostra economia, ivi comprese le mastodontiche cattedrali nel deserto. E’ stata pure proposta una strada alternativa che dovrebbe saltare il parco passando più a sud. Connetterebbe più centri abitati ma allunga parecchio il tragitto. La preoccupazione dei protezionisti consiste anche nel fatto che una via di comunicazione costituisce una corsia di accesso privilegiata anche per i bracconieri, specie quelli di rinoceronte.

Giova appena ricordare che ove credesi che la protezione dell’ambiente sia notevolmente più avanzata rispetto ai paesi del terzo mondo, le cose possono andare in maniera non molto diversa della Tanzania. Uno dei problemi più grossi dal punto di vista dell’impatto ambientale sono, ad esempio in Italia, i parchi eolici. Questo non solo per il pericolo di atterrare a colpi di pala gli uccelli e neanche per l’inquinamento visivo ed acustico. I grandi mulini, per essere installati, richiedono grandi strade di penetrazione spesso in posti remoti di crinali di montagna. Luoghi incontaminati fino a cinque – sei anni addietro.

Nessuno sa, inoltre, cosa ne sarà della ferraglia quando i mulini saranno fuori produzione. Probabilmente rimarranno abbandonati nel posto, ma le grandi strade, come già sta avvenendo, saranno percosse anche dai bracconieri ed altri distruttori. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).