GEAPRESS – Piccolo, inoffensivo, tondeggiante. Poi, sottolineano dal Parco del Treja, la bellissima area naturale in provincia di Roma, si mangia pure le vipere che tanta paura, spesso ingiustificata, suscitano. Vipere ma anche larve di insetti, a volte dannose per l’agricoltura. Eppure di ricci ne muoiono in tanti a causa delle automobili che sfrecciano nella notte. Una delle cause di morte del riccio, dicono sempre dal Parco, come si può vedere percorrendo a piedi una qualsiasi strada, specie in questo periodo. Il suo comportamento, tipico in caso di pericolo, è quello di chiudersi a palla. Dalle volpi, ad esempio, lo proteggeranno i suoi aculei, ma contro le macchine, nulla è possibile.

Povero riccio, che tanta simpatia ispira. Quando è piccolo presenta quei caratteri che tanta tenerezza inspirano nell’uomo.

Per il dott. Guaita, Direttore del Parco del Treja, non si tratta, però, di antropomorfismo disneyano. “La strage dei ricci – riferisce il Direttore del Parco – ha un che di assurdo e raccapricciante. Basterebbe poco per evitarla: andare più adagio in auto (che è sempre bene) e fare attenzione a dove si mettono le ruote. Siamo certi che molti automobilisti concorderanno.”

E pensare che il grazioso riccio rappresenta pure una sorta di termometro biologico, un bioindicatore. La sua presenza, infatti, ci dà la misura della qualità dell’ambiente, dello stato di salute dei nostri territori. Con considerazioni che si possono spingere alla valutazione della presenza e agli effetti tossici di sostanze derivanti dall’inquinamento, o talvolta usate in agricoltura, oppure degli effetti conseguenti ad alterazioni dell’ecosistema, o alle alterazioni delle catene alimentari.

Dunque un appello gli automobilisti. In strada andate comunque piano e fate attenzione a cosa si appallottola sotto la luce dei vostri fari.

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