GEAPRESS – Un salto deciso e poi la corsa nel fitto del bosco. Il lupo Ezechiele, salvato nei giorni scorsi nei pressi di Nocera Umbra (PG) grazie al tempestivo intervento del Corpo Forestale dello Stato (vedi articolo GeaPress) è tornato libero.

Le cure del Medico Veterinario Sandro Bianchini, hanno eliminato ogni effetto tossico del potente veleno che Ezechiele aveva mangiato assieme ad una probabile esca a base di carne. Più animali sono infatti morti in questi giorni in provincia di Perugia. Tra questi altri due lupi. Ezechiele, però, è stato più fortunato. Un cittadino, riferisce la Forestale, si è accorto di lui ed ha lanciato immediatamente l’allarme.

Ezechiele presentava una forte bavazione, segno questo che la sostanza tossica utilizzata era molto probabilmente un prodotto di sintesi ad uso agricolo.

L’animale è stato così curato e nutrito. I risultati di tanta premura si sono fatti vedere con la veloce ripresa del suo stato di salute. E’ stato così deciso, in accordo con il Medico Veterinario, di riportare Ezechiele nel suo ambiente naturale.

Il lupo ora tornato libero ha circa due anni e molto probabilmente, riferisce sempre il Corpo Forestale dello Stato, appartiene al gruppo familiare/branco la cui presenza è stata già segnalata in zona. Una presenza comunque discreta.

Per Ezechiele si può ipotizzare che sia stato spinto piuttosto vicino al centro abitato una volta raggiunta la maturità sessuale. In questa fase, infatti, avviene la cosiddetta “dispersione”. Il lupo, cioè, inizia ad allontanarsi dal branco di origine per cercare nuovi territori da colonizzare. Trovato un nuovo idoneo sito,  contribuirà a formare il suo branco. Un periodo critico, sottolinea la Forestale. Questo a causa della mancanza di sicurezza che deriva dall’appartenere ad un branco.

Ci sono poi taluni eventi naturali, piuttosto che fenomeni di bracconaggio, che possono temporaneamente alterare la complessa organizzazione sociale tipica del branco. In tal maniera un lupo può essere spinto verso scelte predatorie diverse dalle solite. In questi casi può nutrirsi nelle discariche di rifiuti periurbani oppure predare bovini domestici. Sceglie, cioè, prede più facili.

La preda per eccellenza è però costituita dagli ungulati selvatici come daini, caprioli e cinghiali. La sua presenza è un indicatore del buon livello ecologico dei boschi del nostro Appennino. Il lupo, infatti, vive in habitat forestali evoluti tipicizzati da una struttura ecologica complessa ed un alto indice di biodiversità. Purtroppo, riferisce sempre la Forestale, nella sua storia il lupo è stato spesso considerato una minaccia, per l’uomo e per il suo bestiame.

Non a caso il principale pericolo per il lupo è rappresentato dai fenomeni di bracconaggio. I lupi, infatti, vengono uccisi con armi da fuoco, lacci e tagliole piuttosto che avvelenati con esche e bocconi. Proprio per quest’ultimo uso, si evidenzia il retaggio di una ancestrale concezione di controllo del territorio. Si disseminano bocconi avvelenati per eliminare alcune categorie di animali, spesso legate a particolari interessi economici di alcuni fruitori del territorio. Sempre più frequentemente ne rimangono invece vittime gli animali selvatici. L’abbandono di esche determina in realtà un danno rilevante al patrimonio faunistico oltre al fatto che disseminare sostanze velenose nell’ambiente è potenzialmente molto dannoso per l’uomo. Questo sia per il possibile contatto diretto con il veleno e per l’inquinamento dell’ambiente.

Ezechiele, intanto, ha superato un grosso ostacolo che ha rischiato di fermare per sempre la sua corsa. Questa volta è libero, speriamo per sempre.

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