GEAPRESS – E’ in libreria (virtuale, infatti è disponibile solo come e-book) il libro “Il Canto di Teresa” di Nives e Daniela Manara. Duecentoquarantuno pagine appassionanti, musicali, da leggere tutte di seguito; infatti è difficile staccarsene, impossibile  interrompere la lettura se non si è arrivati al fondo.

L’intreccio narrativo, vicino ai grandi  della letteratura sud americana per modo di narrare e  per la ricchezza dei personaggi, ci porta nel 1500 e nel  2000. Due donne, legate ancestralmente,  Teresa e Marianna,  sono  dipinte superbamente. Una, orfana e ragazzina, capace di curare il corpo e, soprattutto, l’anima della gente. L’altra, scolorita e giovane impiegata che, quasi per caso, si trova coinvolta nel mondo animalista.

Il  crescendo di avvenimenti non può, e non deve, essere svelato in questa sede.
Un’anticipazione per i lettori di GeaPress, però, è d’obbligo; infatti con occhio “animalista”, ma anche con com/passione, le autrici riescono a leggere la “vivisezione” come pratica di oppressione, oltre che di ricerca antiscientifica e mirata solo al guadagno (di pochi), quasi una sorta di Inquisizione moderna.

Abbiamo intervistato Nives Manara. Il “tu”  fa poco professionale, ma una lunga militanza di vecchia data ci unisce ed è difficile “impelagarsi” nel professionale “lei”.

GEAPRESS: Nives, il tuo, il vostro libro è bellissimo, lirico; è anche  il libro che ogni animalista vorrebbe scrivere; ci racconti la genesi del romanzo?
NIVES MANARA:  Va benissimo il “tu”, il “lei”  delimita il proprio territorio. E io, non mi si vede, ma sono qui che mentalmente scodinzolo … Allora, questo libro nasce soprattutto dal non poter accettare certi soprusi torbidi e violenti messi in atto contro la vita, colpendola con crudeltà e soffocandola con odio invidioso, quando questa mette in dubbio i privilegi di chi detiene il potere, piegandola con la forza quando se ne teme il diritto.

GEAPRESS: Vogliamo sapere proprio tutto! Come nasce l’idea del libro scritto a quattro mani con tua sorella?
NIVES MANARA: La suddivisione dei “compiti” nel realizzare il romanzo deriva dal diverso impegno che, pur non negando l’uno quello dell’altra, abbiamo comunque approfondito. Nives “l’animalismo”, Daniela il “femminismo”, entrambi rivolti contro il sopruso verso il simile.

GEAPRESS: Due epoche distanti 500 anni, messe in evidenza dalla diversità della scrittura e dallo stile narrativo, eppure vicinissime. Colpisce la ricerca linguistica, l’uso di termini antichi; ha richiesto molto tempo?
NIVES  MANARA: Il romanzo infatti si regge su due diversi linguaggi l’uno fatto di emotività e poesia e l’altro di azione. Ognuna di noi ha usato la sua competenza particolare. Daniela si è occupata della narrazione del periodo antico e del manoscritto sia perché il registro di scrittura le è più congeniale essendosi da sempre occupata di poesia, sia perché vivendo in Liguria era più vicina ai luoghi e alla  documentazione sulle vicende dell’epoca che sfociarono anche nel grande eccidio di Triora del 1586. Abbiamo, infatti, ritenuto che la grave vicenda di Teresa dovesse essere raccontata con particolare liricità per non banalizzare la storia di una strega sul rogo.
Io,  convinta come sono che la paura della morte e delle malattie sia un’arma micidiale che consente di giustificare orrori ingiustificabili, come quello della vivisezione, usando un modo di scrivere più consono all’incalzare degli eventi che si susseguono, ho attinto alle mie esperienze personali, nella consapevolezza che una volta aperti gli occhi su certi abissi solo il condividere quello che si è  visto ti può restituire una certa serenità, la pace no, quella non ci potrà più essere fino a quando esisteranno luoghi come i laboratori dove si pratica la sperimentazione o allevamenti intensivi di animali o la caccia, dove la morte diventa divertimento .

GEAPRESS: Trovarsi quasi per caso nel mondo animalista, come per  Marianna è successo a tutti noi, vuoi per un cagnetto da adottare, vuoi per una lezione di fisiologia umana,  vuoi per un capretto destinato al pranzo pasquale. Ci racconti il tuo “ingresso” nel mondo animalista?
NIVES MANARA: Tom Regan, definisce “vinciani” (da Leonardo da Vinci) quei bambini che nascono con una forte empatia per gli altri animali, già predisposti a riconoscere un’affinità che supera le divisioni di specie. Io, senza saperlo ero e sono “vinciana”. Io non sono animalista, sono un animale.

GEAPRESS: Grazie Nives, e buona lettura a tutti/e.

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IL LIBRO
Il Canto Di Teresa
di M.N. e D. Manara
ADELBOOKS  (2011)

LE AUTRICI

Daniela Manara
Esperta della tecnica batik di pittura su stoffa acquisita in viaggi di studio nello  Sri Lanka, mediata da un apporto originalissimo che la vede protagonista di numerosemostre personali e manifestazioni dedicate a questa forma d’arte. Attualmente sta seguendo un altro aspetto creativo del suo carattere: la scrittura.

Maria Nives Manara
Disegnatrice, sceneggiatrice e illustratrice collabora per anni a molte riviste a fumetti della Rizzoli ed a moltissime altre pubblicazioni. Recentemente si è dedicata ad un nuovo personaggio femminile a fumetti di cui è stato pubblicato il primo episodio. Insieme alla sorella Daniela ha dato vita ad un’antologia illustrata di cavalli più o meno famosi in fase di pubblicazione.