guardie zoofile
GEAPRESS – Nuovo pollice verso nei confronti delle Guardie Zoofile, questa volta mostrato dalla Prefettura di Padova. Le Guardie Zoofile volontarie, in sintesi, potranno occuparsi solo di cani e gatti e le funzioni di Polizia Giudiziaria saranno valide solo nello specifico ambito di volta in volta “comandato in servizio“.

Lo spunto per la nuova restrizione nei confronti dell’attività di vigilanza zoofila volontaria, arriva dalla brutta impostazione della Legge 189/04 la quale, nei proclami vittoriosi enunciati nel momento della sua approvazione, avrebbe dovuto proteggere gli animali da maltrattamenti ed uccisioni.

Ed invece, nell’impostazione generale della legge, non solo maltrattamento e uccisione riscontrabili solo nelle condotte dolose (volontà di maltrattare o uccidere), non solo niente arresto in flagranza di reato, non solo palii e feste con animali tutelati invece che repressi (per non parlare dell’impossibilità di fare scontare un solo secondo di detenzione anche a condanna definitiva), ma a partire dal nove luglio scorso, secondo la Prefettura padavona, le Guardie Volontarie, in base alla legge 189/04, sono private di alcune prerogative che sembravano possedere.

L’ambiguità è contenuta nel comma due dell’articolo sei della legge 189/04, ove viene tra l’altro riportato che la vigilanza “è affidata anche, con riguardo degli animali d’affezione …“.

Un passo poco chiaro (tra gli altri) che sembra sempre più indirizzare verso un minor valore dell’attività delle Guardie Zoofile e non solo.

Per la Prefettura di Padova, infatti, la frase “con riguardo agli animali d’affezione“, non deve essere intesa come una attività svolta verso tutti gli animali e con particolare riferimento a quelli di affezione. L’intento della Legge (purtroppo anche da altri Uffici analogamente interpretato) è invece “solo con riferimento agli animali d’affezione“. Cosi avrebbe stabilito una circolare del Ministero dell’Interno e pertanto, secondo la Prefettura, il riferimento normativo della Legge 189/04 non può che essere quello della legge di settore, ovvero la cosiddetta “randagismo” del 1991.  La stessa, “appunto – riferisce sempre la Prefettura – indica solo i cani e i gatti quali animali d’affezione“.

Solo questi, dunque. La norma non sarebbe valida neanche per gli animali da compagnia, figuriamoci per tutti gli altri.

Circa l’attività delle Guardie,  la Prefettura riporta ai poteri di controllo e vigilanza conferiti al Questore grazie ad un Regio Decreto del 1932. Le associazioni, dunque, dovranno dotarsi di un regolamento di servizio da sottoporre all’approvazione del Questore. I poteri di Polizia Giudiziaria, così come riporterebbe una circolare del Ministero dell’Interno risalente al 2005, ovvero in data successiva all’approvazione della Legge contro i maltrattamenti, sarebbero limitati non solo nei limiti del servizio ma altresì se “comandati in servizio“.

Chi è che comanda?

Le Guardie Zoofile, riferisce la Prefettura,  “dovranno comunicare preventivamente alla Questura e al Corpo Forestale dello Stato … l’orario di servizio e il territorio in cui le stesse sono comandate secondo modalità che saranno concordate con i predetti uffici e che terranno conto della natura di volontariato dell’attività in oggetto“.

Gli specifici poteri demandati a Questura e Corpo Forestale, sono stabiliti da un Decreto Ministeriale del 2007 che attribuisce specifici compiti in materia di prevenzione dei reati di cui alla legge 189/04.

All’Autorità Giudiziaria, in ultimo, gli specifici chiarimenti sugli accessi agli atti da parte delle Guardie.

I chiarimenti alla Prefettura erano stati richiesti dalle U.L.S.S. La circolare è stata resa nota dal Sindacato Italiani Veterinari di Medicina Pubblica del Veneto.

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