GEAPRESS – Si è prima ambientato nella cavità di una parete rocciosa scelta appositamente per lui dalla LIPU (nella foto di Tonio Sigismondi). Poi il primo volo e, a distanza di pochi giorni, la migrazione verso l’Africa. Si è così conclusa con successo, l’operazione Capovaccaio portata a compimento nell’Oasi LIPU Gravina di Laterna, in provincia di Taranto. Il giovane avvoltoio Capovaccaio (la stessa specie di tante raffigurazioni dell’antico Egitto) andrà a rafforzare una presenza che in Italia è ormai ridotta a poche coppie nidificanti.

Il progetto è stato seguito in collaborazione con la Regione Puglia, ufficio Parchi e tutela della biodiversità, la Provincia di Taranto e il Cerm (Centro rapaci minacciati). Dallo scorso maggio, Augusto (questo il nome scelto per il Capovaccaio), proveniente dal Centro di riproduzione di Rocchette di Fazio, in provincia di Grosseto, è stato un “sorvegliato speciale” (nella foto di Guido Ceccolini al momento della nascita). Giunto all’età di quasi tre mesi all’oasi di Laterza dalla Toscana, il Capovaccaio è stato ospitato per qualche giorno in una cavità ricavata in una delle pareti scoscese che caratterizzano lo spettacolare canyon della Gravina di Laterza, uno spazio preparato con cura dal personale LIPU con il Gruppo speleologico di Martina Franca (Taranto).

Poi l’emozionante momento del primo volo: il rapace ha preso confidenza con l’ambiente naturale della gravina e per 10 giorni è stato seguito dal personale dell’oasi grazie a una micro radio trasmittente Vhf a corto raggio posizionata sulla penna timoniere centrale (coda), utile per seguire i primi spostamenti del Capovaccaio nel raggio di 10 chilometri. Infine la partenza per l’Africa, dove l’avvoltoio trascorrerà l’inverno e da dove, nei prossimi anni, si spera riparta per tornare in Italia a nidificare, rafforzando così, in prospettiva, l’esigua popolazione italiana.

Siamo molto soddisfatti dell’esito positivo di questa delicata operazione – ha dichiarato Fulvio Mamone Capria, presidente LIPU-BirdLife Italia – L’intenzione è quella di proseguire su questa strada per poter dare una chance di sopravvivenza a questa specie, che si trova in imminente rischio di estinzione”.

Il capovaccaio Augusto è il decimo esemplare, nato in cattività al Cerm, liberato con la tecnica dell’Hacking all’Oasi LIPU Gravina di Laterza, oasi che l’Associazione co-gestisce con la Provincia di Taranto e il Comune di Laterza: il primo fu Laerte, nel 2004, seguito, tra gli altri, da Arianna (2006) e Arturo (2007), questi ultimi equipaggiati con trasmettitori satellitari e seguiti a lungo, grazie al Gps, fino in Africa. Operazioni entrate a far parte del piano di azione nazionale per la conservazione del Capovaccaio redatto dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale).

Grazie ai dati ottenuti dai trasmettitori satellitari sono state scoperte le aree di svernamento della popolazione italiana di Capovaccaio nel Mali e in Niger.

Ringraziamo l’ufficio parchi e tutela della biodiversità della Regione Puglia e la Provincia di Taranto per aver inserito questa attività nel progetto Grastepp – ha aggiunto il Presidente LIPU – e aver reso dunque possibile questa importante e preziosa liberazione di Augusto”.

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