ghiro sequestro
GEAPRESS – Intervento del CABS, il nucleo di volontari specializzati nell’antibracconaggio, in merito al servizio mandato in onda domenica scorsa dalla trasmissione di Rai 3 Report e relativo ai danni che i Ghiri, protetti dalla legge, arrecano ai noccioleti.

Il CABS, infatti, conduce da molti anni in Calabria una dura e rischiosa lotta per la protezione del ghiro, ucciso da bracconieri senza scrupoli. Decine di migliaia di questi animali vengono soppressi con trappole e fucili per essere poi venduti e mangiati. Si tratta di una lotta che riguarda anche la legalità nella provincia di Reggio Calabria, visto che i bracconieri si servono di armi clandestine e che gli animali uccisi entrano a far parte di un rituale mafioso, cucinati per essere serviti in cene pacificatrici tra contrapposte cosche della ‘ndrangheta ionica (intercettazioni ambientali in ”Operazione Solare”, DDA di Reggio Calabria, settembre 2008).

Report aveva mostrato quanto succede in alcuni noccioleti dei Monte Nebrodi, in Sicilia, e i danni lamentati dagli agricoltori.

Secondo il CABS l’attività protezionistica per la riaffermazione della legalità e la salvaguardia di specie protette rischia ora di essere vanificata da servizi giornalistici definiti di “dubbia professionalità”. Nel corso della trasmissione Report, il servizio dedicato ai Ghiri avrebbe sposato acriticamente le ragioni dei produttori di nocciole dei Nebrodi, i cui profitti vengono minacciati dalla proliferazione di questi roditori che danneggiano il raccolto. Quella che è una situazione di assoluta normalità, dunque, perché laddove si realizza una estesa monocoltura è inevitabile attendersi risultati di questo tipo, viene presentata come emergenza e flagello, stranamente proprio nel momento in cui il prezzo delle nocciole sale, per diverse ragioni, alle stelle.

Il ghiro, ricorda sempre la nota del CABS, è stato di recente inserito nella Lista Rossa degli animali a maggior rischio di estinzione, in quanto risente in genere di situazioni sfavorevoli, come la frammentazione degli habitat dovuta ad incendi o disboscamenti. Se però trova una situazione favorevole, con ampia disponibilità di cibo e mancanza di predatori, si riproduce in gran numero. E’ quanto accade appunto nelle monocolture a noccioleto, realizzate per lo più in aree precedentemente ricoperte da boschi, nelle quali i coltivatori in genere effettuano pesanti interventi con pesticidi per combattere i parassiti che danneggiano i semi, le pertiche e le gemme ed attuano intense concimazioni chimiche, impoverendo drammaticamente i suoli. Con ciò realizzano una alterazione ambientale, distruggendo la biodiversità. Esattamente il contrario, dunque, di ciò che avviene con un’agricoltura responsabile ed ecocompatibile, a favore della quale Report si è molte volte spesa.

Non è un caso che in provincia di Viterbo, a causa dei danni prodotti dai metodi di coltivazione intensiva nei noccioleti, si sta chiedendo che la regione Lazio ne autorizzi di nuovi solo se coltivati con metodi biologici.

Secondo il CABS nel Servizio non è stato garantito nessun contraddittorio. “Si sono realizzati – afferma Giovanni Malara, responsabile del CABS per Calabria e Sicilia – danni enormi alla causa della protezione di fauna selvatica tutelata da una legge dello Stato. Ciò è gravissimo in un Paese che conosce i più alti tassi di bracconaggio dell’intera Unione Europea. Non sono casuali, a questo proposito, i commenti favorevoli al servizio da parte di associazioni venatorie e di armieri. Mai, nella sua lunga e gloriosa storia, Report ha mai speso una sola parola contro il bracconaggio e per la tutela della fauna selvatica. Dunque le parole pronunciate da Milena Gabanelli, a flebile difesa dei ghiri, ci appaiono solo come lacrime di coccodrillo”.

 

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