GEAPRESS – Uno sfasamento pericoloso, denuncia la LAC (Lega Abolizione Caccia). Mentre la città di Genova era già sotto il diluvio, l’Assessore regionale alla Protezione Civile Renata Briano emanava, alle ore 10.19 di ieri, un importate comunicato: torna libera la caccia allo storno. Forse la coincidenza di un atto dovuto, ma che comunque appare inopportuno. Risulta più difficile pensarlo, però, per altro intervento della Regione. Alle 16.30 di ieri, infatti, con la città già inondata, la VI Commissione consiliare della Regione Liguria si riuniva per discutere del disegno di legge della Giunta n. 117 che, fra l’altro, mira ad introdurre il principio del silenzio-assenzo nella procedura per il rilascio dei permessi da costruire. In pratica, si spera (bene che vada) che nessuno dica niente e liberi la tua voglia di cemento. Già a proposito dell’alluvione nello spezzino, il WWF aveva denunciato l’approvazione estiva di un regolamento che in Liguria ha ridotto da dieci a tre metri, le distanze minime di edificazione dai corsi d’acqua.

Nel quartiere Quezzi, dove i palazzi spuntano come funghi tra gli stretti fondovalle (e non solo), ieri, però, sono venuti giù 500 millimetri di pioggia. Se i millimetri danno la sensazione di cose piccole, basta ricordare che un quadrato di appena cento metri di lato conterrebbe, così, ben dieci milioni di litri d’acqua. Provate ad immaginare le forti pendenze che caratterizzano i luoghi, ed ecco che in poche ore milioni di metri cubi di acqua scorrono velocemente verso mare. Una forza d’urto alla quale nessuna opera dell’uomo potrà mai garantire sicurezza. Non solo l’orografia delle valli ma già quella della stessa regione, dovrebbe far riflettere sul potenziale pericolo. Un semicerchio naturale di crinali di alte montagne. Una sorta di camera di condensazione che suda, tramite le valli, quanto diluviato dai venti umidi che spirano dal mare. Come in questi giorni. Venti di scirocco che rimangono bloccati in un corridoio costituitosi tra una cellula di alta pressione saldamente insediata nell’europa orientale e la massa ciclonica di aria fresca ed instabile che arriva da ponente. Al sud sembra quasi di trovarsi in primavera. In nord Italia, lo stesso vento genera masse nuvolose imponenti.

Tragedie che sono e saranno sempre più frequenti – ha dichiarato Andrea Agapito, Responsabile Acque del WWF Italia – In città i corsi d’acqua sono stati cementificati, canalizzati e “tombati”, cioè coperti, nascosti. Tra i punti più critici – ha aggiunto Agapito – c’è il Ferreggiano che è stato deviato artificialmente nel torrente Sturla dove, tra le altre cose, i piloni che sorreggono la Facoltà universitaria di Farmacia si trovano nel bel mezzo dell’alveo“.

E che dire del torrente Bisagno? Recentemente è stata rifatta la sua copertura, sperando di fare passare l’onda di piena, amplificata, però, dalle cementificazioni ed impermeabilizzazioni dei quartieri più a monte.

I fiumi in genere, ed in particolare quelli liguri, denuncia ancora il WWF, sono stati edificati fin dentro gli alvei. I centri abitati di Bocca di Magra e Fiumaretta, alla foce del Magra, hanno occupato l’occupabile. Il letto del Vara, altro torrente “impazzito”, hanno scritto in molti, nella metà dell’Ottocento era largo 820 metri. Grazie alla fame dell’uomo, un secolo dopo era ridotto a meno della metà, ed oggi a soli 140 metri. Chi è il pazzo che è andato ad edificare in un fiume il cui stesso nome dovrebbe incutere timore?

Nelle dinamiche fliviali, infatti, si creano due letti. Quello di magra e quello di piena. L’uomo ha alzato gli argini canalizzando i letti di magra ed occupando quelli di piena. Il fiume, però, prima o poi, se li riprende ed anche molto velocemente. Nei letti di magra così ridotti, si concentra la piena di un fiume ormai privo di casse di espansione, ovvero quei luoghi naturali deputati ad accogliere parte delle acque di piena, rallentando complessivamente la discesa a valle delle stesse. Ora, invece, tutto scorre molto velocemente in stretti canali. Quando il corso d’acqua esonda è come se di colpo venisse liberata l’energia che prima la natura riusciva ad ammortizzare.

Un’indagine del Senato di ben sei anni addietro, evidenziava come ‘negli ultimi 10-15 anni vi è stato un aumento degli episodi di precipitazione a carattere intenso, ma di breve durata, mentre in precedenza esisteva una prevalenza di episodi a bassa intensità ma prolungati nel tempo’. Eppure il muro d’acqua continua a meravigliare. Il Sindaco di Genova Marta Vincenzi, come riportato stamani da La Repubblica, non si sente responsabile, nemmeno di avere lasciato aperte le scuole. Nella sua città, dice, è venuto giù uno Tsunami (che poi sarebbe il maremoto che poco è pertinente anche come analogia). A chi le chiede se almeno c’è da incolpare il Governo che ha tagliato i fondi, risponde che non si fa sciacallaggio.

Aggiunge, però, il WWF: nella finanziaria 2012 non c’è alcuna traccia dei 500 milioni per la prevenzione del dissesto idrogeologico promessi da Presidente del Consiglio e dal Ministro dell’Economia e delle Finanze.

Il bilancio di ieri è di sei vittime, tra cui due bambine. Quello della scorsa settimana di dieci. Oggi le scuole sono chiuse, mentre è aperta la caccia allo storno. Un altro esperto politico, amante della natura e di caccia in deroga (come lo storno ligure) nei mesi scorsi aveva rilevato che gli escrementi degli uccellini prosciugano addirittura i grandi laghi. Potrebbe essere un’idea (vedi articolo GeaPress) fosse solo per la lasciare libero lo storno, e non la caccia, almeno quando viene giù il diluvio universale settimanale.

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