petrolio
GEAPRESS – Per lo sversamento di petrolio nel Polcevera ci costituiremo parte civile. La afferma il WWF che annuncia così la propria partecipazione nel processo che presumibilmente si aprirà per “disastro colposo”.

“Abbiamo già fatto così per il fiume Lambro – afferma il WWF – dove lo scorso 4 aprile è arrivata la sentenza di condanna. Si tratta, infatti di un incidente molto simile a quello del 2010 dove furono sversate circa 2800 tonnellate di idrocarburi nel Lambro che poi le riversò direttamente nel Po”.

Ad avviso del WWF l’incidente del Polcevera dimostra la fragilità ambientale di Genova dove i corsi d’acqua sono ormai al collasso: dopo le recenti e tragiche alluvioni del Ferreggiano (2011, 2014) costretto in un alveo sempre più ridotto da un consumo di suolo fuori controllo, ora è la volta del Polcevera ora devastato dallo sversamento di 5/600 mc di idrocarburi (circa 700 tonnellate) fuoriusciti a causa della rottura di un oleodotto irresponsabilmente collocato a ridosso del fiume.

Il petrolio nel Polcevera, purtroppo, non è l’unico elemento di allarme per il capoluogo ligure che è una delle città dove si contano più stabilimenti suscettibili di causare incidenti rilevanti. Genova, infatti, con 14 stabilimenti nel territorio comunale (soggetti al Dlgs. 238/05, “Attuazione della direttiva 2003/105/CE, che modifica la direttiva 96/82/CE, sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose”), è una delle città più a rischio per numero di stabilimenti “rischio”.

Altre città sono Ravenna con 26 stabilimenti, Venezia con 15 stabilimenti, seguite proprio da Genova (14), ed inoltre Trecate (10), Napoli, Livorno e Brindisi (9), Brescia, Filago e Roma (8).

Non solo gli impianti pericolosi ma anche il pronunciato consumo del suolo rendono complicano la situazione. In Liguria nel 2000 l’urbanizzato si è più che raddoppiato, superando i 30.000 ettari e raggiungendo la densità regionale di quasi il 6%. Apparentemente l’incremento è inferiore a quello di altre regioni che presentano 4 o 5 volte l’urbanizzato del dopoguerra, ma la Liguria ha pochi spazi per incrementare il costruito. La fascia costiera va infatti quasi a saturazione e aumentano di molto i “tentacoli” urbanizzati protesi verso le valli montane. Il contributo della regione alla trasformazione di suolo media quotidiana nazionale è stato dell’ordine di 1,2 ettari al giorno. Forse si può ritenere oggi la regione italiana più vicina all’estremo limite di saturazione urbana.

Peraltro la Liguria, per la conformazione geomorfologica, è una regione a particolare rischio eventi estremi dovuti al cambiamento climatico in atto, e questo agisce anche da moltiplicatore di tutti i problemi del territorio. Questa situazione ha fatto di Genova una città schiacciata sul mare e con un consumo del suolo così: è necessario quindI prevedere con grande urgenza un piano di sicurezza della città condiviso con la popolazione che tenda a ridurre considerevolmente l’alto rischio per la cittadinanza che si manifesta, come abbiamo visto, in diverse forme. E questo piano non è più rinviabile.

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