bovini
GEAPRESS – Tra i principali responsabili del vertiginoso aumento della temperatura atmosferica  ci sono le nostre abitudini alimentari. Lo afferma l’ENPA che ricorda, a tal proposito, la filiera della carne messa sotto accusa dalla FAO per il rilascio in atmosfera di ingenti quantità di gas serra.

Le stime dell’organizzazione ONU riportano infatti che un quinto delle emissioni globali (la stessa quantità prodotta in tutto il mondo dal traffico urbano), viene generato dagli allevamenti, industriali e non. Se, ad esempio, si considera il solo metano, ogni anno dai circa 2 miliardi di bovini reclusi per diventare “polpette”, ne finiscono in atmosfera ben 100 milioni di tonnellate. Alle quali vanno aggiunte quelle dei suini e degli avicoli.

Ma di questo, denuncia l’ENPA, poco o nulla si dice, nonostante il caldo “fuori scala” di queste settimane – inframezzato da trombe d’aria, “bombe d’acqua” e “alluvioni lampo” – ci ricordi la necessità di agire in fretta per bloccare il processo di autodistruzione.

Evidentemente, il governo e gran parte della classe politica hanno a disposizione un pianeta e un’Italia di ricambio, che volentieri condivideremmo, noi animalisti, insieme con gli animali selvatici, ”da reddito”, “da affezione”, e con la biodiversità tutta, visto il caldo eccezionale e insopportabile di questa lunga stagione rovente. Solo un pianeta di ricambio – afferma all’indomani della presentazione del “piano Obama” Annamaria Procacci, consigliere nazionale di Enpa – potrebbe spiegare il silenzio delle istituzioni sulle vere cause, sulle conseguenze e sulle proposte realmente efficaci per contrastare gli stravolgimenti climatici. Perché, se non iniziamo a cambiare i nostri stili di vita, potremmo presto dire addio alla nostra Terra: senza uno stop all’industria della carne e a quel 20% di emissioni dagli allevamenti qualsiasi altra azione di contrasto rischia infatti di produrre risultati insufficienti“.

Oggi purtroppo le prospettive sono assolutamente preoccupanti. La stessa FAO prevede che nei prossimi 35 anni il consumo di carne sia destinato quasi a raddoppiare (+73%), fino a raggiungere nel 2050 la soglia record di 465 milioni di tonnellate (nel 1950 se ne consumavano 45 milioni). Insomma, il sistema delle “macchine animali”, non produce solo sofferenza per i “reclusi” – molti bovini vedono per la prima volta la luce del sole solo quando vengono portati al mattatoio – ma, oltre ad aggravare “l’emergenza fame” (con le risorse dirottate dall’alimentazione umana agli allevamenti) mettono in gravissimo pericolo la sopravvivenza stessa del pianeta.
Informare sulla correlazione tra carne e surriscaldamento globale, e sulla necessità di adottare stili di vita sostenibili, rappresenta un dovere morale, l’ultimo strumento disponibile per difendere le generazioni future, umane e non umane. Auspichiamo – prosegue Procacci – che il nostro Governo se ne faccia portavoce alla prossima conferenza di Parigi sul clima: oggi la vera bomba è il surriscaldamento globale, e l’industria dell’allevamento è una delle micce».

 

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