lupo
GEAPRESS – Un esemplare di Lupo (Canis lupus) è stato rinvenuto morto  da alcuni attivisti della LIPU lungo la Strada Statale 89 Foggia – Manfredonia all’altezza di Monte Aquilone. Il comprensorio è oggetto di monitoraggio da parte dell’associazione per l’interesse naturalistico che riveste. Un’area che ricade anche in Zona di Protezione Speciale (ZPS) e Sito di Interesse Comunitario (SIC) oltre che essere in buona parte inserita nel Parco Nazionale del Gargano.

Il sito del rinvenimento – afferma Enzo Cripezzi della LIPU – presenta gravi fattori di rischio per la fauna selvatica, come testimoniato dai resti di altri rinvenimenti (rettili, ricci, tassi,giovani uccelli, ecc). In quel punto la Statale 89 interseca aree a maggiore naturalità che inducono gli animali a concentrare in quella zona gli attraversamenti della strada”.

La LIPU aveva infatti ipotizzato la realizzazione di strutture ecologiche (corridoi e “ecodotti”) per ridurre l’effetto “barriera” dell’arteria stradale, nell’ambito delle opere di “compensazione” del danno cagionato sulla stessa ZPS con l’industrializzazione del Contratto d’Area di Manfredonia.

Purtroppo sembrano essere prevalse altre logiche.

Secondo la LIPU, il ritrovamento del lupo rimarca la notevole capacità di spostamento di questo predatore, che da diversi anni è presente sul Gargano. Il canide utilizza ampi territori per le sue necessità vitali.

Simili episodi (sempre la LIPU aveva rinvenuto anni fa un raro esemplare di Lontra investito presso Candela) denotano come non sia sufficiente l’istituzione di aree protette se rimangono “isole” assediate dalla pressione antropica e spesso dall’abuso del territorio. Rete stradale, incontinenza edilizia e industriale, proliferazione di opere energetiche (in primis eolico e fotovoltaico), consumano sempre di più il territorio rurale e ne fratturano la omogeneità. Inesorabilmente si riduce e si degrada lo spazio per la vita selvatica.

E’ per questo – aggiunge Cripezzi – che occorre puntare su una “rete ecologica”, per favorire la interconnessione degli ambienti residui e quindi la sopravvivenza della Natura. Ed è per questo che interveniamo anche nell’ambito di tanti procedimenti di valutazione ambientale per opere che aggraverebbero il degrado territoriale.”.

Con non poche difficoltà, gli attivisti della LIPU hanno recuperato la carcassa del Lupo conferendola all’Istituto Zooprofilattico di Foggia per le analisi del caso, informandone il Servizio Veterinario della ASL, l’Osservatorio faunistico della Provincia e il gruppo di ricerca sul Lupo, impegnato nei Parchi nazionali del Gargano e dell’Alta Murgia, aree protette dove si sta assistendo a una lenta ricolonizzazione di questa specie.

Ora si spera almeno che quel corpo esanime possa ancora “parlare” offrendo dati conoscitivi e utili sulla popolazione di questo predatore e per la sua tutela.

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