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GEAPRESS – Fertility Day, un’iniziativa dal nome non esattamente felice, che sa quasi di test di ovulazione per quando farlo o (in genere) non farlo. E’ nei dati dello stesso Ministero della Salute, che di questi tempi in molti cercano il non.

C’è poi la terminologia inglese utile a riempire il tutto con il nulla. Certo, chiamarlo “Giorno della Fertilità” poteva ispirare una festa del grano o, tanto per ricordare epoche che si spera trascorse, il giorno della donna oggetto, produttrice di grani da consumare in data successiva. I nuovi nati (si sarebbe detto quasi un secolo addietro) avrebbero poi prodotto con l’aratro e difeso con la spada. Qui, però, di grani ne sono rimasti ben pochi e di consumi, la nostra economia, sembra già da un pezzo avere tirato il freno.

In effetti il Fertilily Day voleva forse proporre qualcosa di più (vedi sito ministeriale), ma inevitabilmente il tutto è stato sommerso dalle critiche che sembrano avere cassato l’iniziativa del Ministero della Salute. Basta leggere il paragrafo del Programma Nazionale della Fertilità, per rimanere quantomeno perplessi: “il pericolo della denatalità nel nostro Paese”. Il titolo, infatti, sottintende che per migliorare dobbiamo figliare.

Un nuovo divario tra due parole in realtà molto simili: ecologia – economia. La prima studia la “casa”, la seconda l’amministra. Della prima parola ce ne siamo quasi scordati. Per la seconda, invece, sembra che le cose vanno bene se aumentiamo, in qualsiasi maniera e ad ogni costo.

In natura ogni specie vivente ha i suoi fattori limitanti che, nel complesso, la “costringono” in un livello armonico con il sistema in cui vive (eco – sistema). Basta vedere l’attuale sviluppo del mondo per capire che qualcosa di macroscopico non deve avere funzionato. Quando uno o più dei fattori limitanti viene meno si ha un aumento demografico che, nel caso dell’uomo, viene studiato in maniera ormai scollegato dalla sua ecologia. Il documento del Ministero dell’Ambiente sembra improntato tutto su questo aspetto.

Cementificazioni colossali delle coste (ormai il 60% dei litorali italiani, secondo Legambiente, è corrotto dal cemento), maxi centri urbani (come qualcuno definisce la stessa pianura padana), qualità della vita sempre più scadente per via di un ambiente sempre più inquinato. Tutto questo sembra non interessare ed in realtà anche gli stessi fattori limitanti della nostra specie sono molto più economici che ecologici.

Tutto sembra improntato sulla crescita perchè sarà il lavoro dei nuovi nati a sostenere la crescita futura. E poi? Quando si spezzerà la catena?

Il Ministero, o chi per lui, dovrebbe ad esempio spiegare come si fanno più figli senza più aspettativa di futuro sereno. Come si fanno più figli quando insegnanti da una vita precari sono obbligati a “stabilizzarsi” abbandonando le loro famiglie (per chi è riuscito a crearla) e trasferirsi a centinaia di chilometri di distanza? Come si fanno più figli con la disoccupazione (specie in alcune regioni) che aumenta? Come si fanno più figli con le aspettative di uno Stato sociale che vengono sempre meno ed il mondo del lavoro caratterizzato da una infinità di contratti atipici la cui precarietà è stata elevata ad inno della finanza creativa? L’economia (scollegata dall’ecologia) dice che dobbiamo consumare di più, per fare girare più soldi, aumentare i prezzi e rilanciare lo sviluppo. Ed invece i prezzi diminuiscono e di soldi se ne vedono sempre meno. Siamo in deflazione secondo un rompicapo logico che ci impone di considerare un bene i prezzi che aumentano e un male quando diminuiscono. Chi si ricorda la pubblicità del consumatore (ed i suoi pacchi) che percorreva giulivo le strade per essere ringraziato di avere contribuito a rilanciare l’economia? Le cose, da allora, sono andate ancor più male.

Il Fertilily Day, cosi rilanciato, sembra quasi una storia al contrario, scollegata dalla società reale.

I fattori limitanti della specie uomo non sono più nella sua ecologia, bensì incistati nella sua stessa economia.

Potrebbe esserci il fattore immigrazione, considerato nel Piano del Ministero ma prima qualcuno dovrà mettere mano al riconoscimento della nazionalità. Continuando così saremo non tutti italiani, ma (solo) sempre più di origine somala, nigeriana, marocchina, afgana e delle tante altre parti del mondo che stanno morendo di fame e di guerra (in alcuni casi con le armi del nostro svilupppo). Sono loro che già reggono interi settori della nostra economia; dai munigitori di mucche di famosi formaggi, ai raccoglitori di arance, di pomodori, di uva di pregiatissimi vini e di tanti altri settori che senza questo apporto (compensato in molti casi con paghette appena sopra il concetto di schiavo) sarebbero già falliti.

Continuando così le cose il Fertilily Day potrà ben poco irrorare per un cambio di rotta. Un figlio costa, tantissimo, e la popolazione del mondo ogni secondo che passa, registra un record assoluto nella storia dell’uomo che stiamo pagando gravemente in termini di inquinamento e di perdità della biodiversità. L’anomalia (ecologica) è nei paesi i cui abitanti continuano ad aumentare, non in quelli che diminuiscono. La nostra economia, invece, sembra produrre cellule di ricchi sempre più ipernutrite a discapito di un organismo sempre più debilitato.

Dunque il 22 settembre sarà Fertility Day. La nostra società saprà utilizzarlo seguendo attentamente le istruzioni.

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