GEAPRESS – Potrebbero esservi a breve clamorosi sviluppi sulla vicenda delle Tortore morte a Faenza. Basterebbero già i sintomi, ma le prime indiscrezioni che trapelano dai due Istituti Zooprofilattici di Lugo e Modena, lascerebbero intendere risvolti clamorosi, ancorché se discordanti. A breve, infatti, si sapranno i risultati degli esami tossicologici.

In tale contesto non è peraltro da escludere che lo strano ritrovamento della quindicina di Tortore morte nel modenese, possa non aver bisogno di difficili interpretazioni. Modena come (unico) altro luogo di moria di Tortore, per fortuna limitato ma stranamente coincidente con l’area territoriale del secondo laboratorio dell’Istituto Zooprofilattico della Lombardia ed Emilia Romagna. Il primo è quello di Lugo, vicino al luogo della mega moria di Faenza, da alcuni presentata come un effetto dell’aver mangiato troppo .. ! Interventi alla Fantozzi che prima escludono la presenza di malattie virali e poi si contraddicono divulgando la notizia che le Tortore sarebbero affette da un virus aviario (… da non confondere con l’influenza aviaria, che non c’entra nulla).

Si dice a denti stretti anche tra chi, dovendo intervenire, non lo ha fatto o lo ha fatto mal volentieri. In altri termini la moria di Modena potrebbe essere vista come un tentativo di confondere le acque e poco meraviglierebbe, a questo punto, se l’esame autoptico degli animali trovati nel modenese rilevi qualcosa di assimilabile a quanto successo a Faenza. Interventi tardivi, mal gestiti addirittura dati in mano a personale non autorizzato come per esempio gli stessi omini (vedi articolo GeaPress) della raccolta delle carcasse, pur non avendo alcuna specifica competenza.

Le Tortore che da Faenza sono pervenute all’Istituto Zooprofilattico di Modena erano state ricoverate, ancora vive ma già moribonde, nel Centro Fauna Selvatica “Il Pettirosso” di Modena. Non c’è stato molto da fare. Il quadro clinico era gravissimo e gli animali sono morti poco dopo. Secondo quanto disposto dalla legge sono state consegnate, dal personale specializzato del Centro, all’ Istituto Zooprofilattico di Modena. Poi, in un giardino privato di un paese in provincia di Modena, si trovano altre Tortore, già stecchite. Quanti distretti degli Istituti Zooprofilattici ci sono in Italia? Tanti, ma queste ultime Tortore hanno deciso di andare a morire proprio in quello di Modena.

Sulla vicenda arriva forte come un treno il WWF, l’unico che in questi giorni si è prodigato per salvare le Tortore. Accuse gravi ma ben motivate che gettano più di un’ ombra su quanto sta accadendo a Faenza. A rischio, secondo il WWF, potrebbe essere addirittura la filiera alimentare umana (nell’area di Faenza vi sono industrie che lavorano olii vegetali) e per questo l’Associazione ambientalista chiede che vengano sviluppate corrette e puntuali indagini premendo l’acceleratore sulle analisi.

ARPA, distretto di Faenza, e Servizio Veterinario dell’AUSL avrebbero invece, secondo il WWF, agito con molta lentezza, addirittura rifiutandosi di intervenire e accettando appena 4 Tortore decedute, poi inviate al laboratorio dello Zooprofilattico di Lugo. Solo dopo la rilevanza assunta a livello mediatico dalla vicenda, si sarebbero mossi e avrebbero così deciso di prendersi l’incarico delle carcasse raccolte dal WWF. Oltre 1000 animali e solo quelli raccolti dal WWF. Ci sono poi i misteriosi omini e gli animali morti all’interno di aree adibite ad uso industriale. Sarebbero in tutto parecchie migliaia.

Le Tortore arrivano a Faenza, mangiano e muoiono, sazie, felici e contente, secondo alcuni. Un’ipotesi, quella dell’indigestione, definita dal WWF assolutamente “risibile”. Per il WWF, invece, il decorso post ricovero delle Tortore recuperate, la quantità impressionante di animali morti nei pressi di uno stesso stabilimento, la stessa concentrazione spazio/temporale dei decessi, rivelerebbe un quadro compatibile con un avvelenamento acuto da sostanza tossica. Ad avvalorare ulteriormente questa ipotesi la rapidissima necrosi del fegato e dei reni quando ancora i semi erano nel gozzo e non erano ancora scesi del tutto nell’esofago.

Morie, sebbene in misura di gran lunga minore, già occorse negli anni passati ma le cui segnalazioni da parte di cittadini a Comune e ASL non avrebbero sortito alcun effetto. Anzi da parte dell’ASL, sempre secondo il WWF, si registrerebbe un comportamento addirittura reticente.

Il WWF parla chiaro, e l’ipotesi non è affatto sublimata. L’eventuale sostanza tossica potrebbe essere presente in un impianto a destinazione in parte agroalimentare e in parte di incenerimento e produzione di energia da fonte rinnovabile.

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