GEAPRESS – Pioppi e salici, abbattuti. A denunciarlo è il WWF di Faenza che addita l’intervento autorizzato dalla Regione Emilia Romagna di “rimozione selettiva di piante all’interno dell’alveo”. Il tratto interessato è quello urbano del fiume Lamone dove, sempre secondo il WWF, l’unico criterio adottato sarebbe stato quello di ricavare più legna possibile. Nel tratto compreso tra l’isola ed il ponte della circonvallazione, poi, il panorama è ancora più desolante. Aria ammorbata dal fetore della putrefazione di migliaia di pesci morti che galleggiano in pozze d’acqua inscurita.

Il Lamone si sta prosciugando – denuncia il WWF di Faenza – e tra le rade pozze d’acqua superstiti si vedono solo terra, sassi e rifiuti“. Il fiume, dicono gli ambientalisti, è ridotto ad un canale di scolo nell’indifferenza più totale degli Enti pubblici. Colpa dei numerosi attingimenti il cui danno non è stato possibile evitare con i tardivi e perciò inutili divieti. Quello che manca, sempre secondo il WWF, è la pianificazione territoriale ed agricola del territorio. Per quattro mesi all’anno il Lamone, prosciugato, sparisce. Si ripetono così le morie di pesci mentre ambiente e paesaggio vengono degradati dai tagli degli alberi. Interventi questi ultimi sicuramente sovradimensionati rispetto all’esigenza della sicurezza idraulica.

A fronte di questa cronica situazione – aggiunge il WWF di Faenza – appaiono risibili gli annunci e i progetti di carta su un possibile parco fluviale del Lamone“. Poi l’accusa ad un settore, quale quello turistico, che specie in Romagna condiziona parecchio. “Non si fa un parco fluviale se Enti e Amministrazioni locali si limitano ad allestire la vetrina di un semplice prodotto turistico. Il vero Parco fluviale del Lamone – conclude il WWF – potrà nascere e diventare risorsa vitale per le comunità solo quando i vari Enti pubblici decideranno di affrontare in modo sistemico i problemi di degrado ambientale dei fiumi del comprensorio faentino“.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati

VEDI FOTO: