inceneritore excalibur
GEAPRESS – Dovrebbe già essere stato incenerito il povero Excalibur, il cane dell’infermiera spagnola contagiata dal virus Ebola. A darne comunicazione è il Partito Animalista Spagnolo. Alcuni suoi attivisti sono arrivati, senza essere fermati, a due passi dall’inceneritore di Paracuellos de Jarama, a poche centinaia di metri dalle piste dell’aeroporto internazionale di Madrid.

Un facile avvicinamento alla struttura che contrasta con le mastodontiche misure di sicurezza che erano state prese attorno alla casa dell’infermiera. Un intero isolato era stato infatti  assediato da centinaia di persone che volevano salva la vita del cane.

Lo scatto dell’inceneritore è stato diffuso dal Partito Animalista (PACMA).

Siamo venuti a dare l’ultimo saluto a Excalibur“, così hanno detto gli animalisti che hanno promesso di continuare la battaglia legale per chiarire tutti i passaggi del protocollo che ha portato all’uccisione del cane. Secondo ricorrenti voci, il povero Excalibur, poteva essere costretto in quarantena e potere così effettuare gli esami clinici.  Altri, invece, accusano le autorità spagnole di una prova  di forza, conseguente ai dubbi circolati sulle misure di sicurezza. La donna contagiata,  ha infatti contratto il virus non nei paesi africani ove si è diffuso, ma all’interno di un ospedale spagnolo. L’infermiera aveva assistito un malato.

Centinaia di migliaia di persone avevano chiesto che il cane non venisse soppresso. L’appello era stato diffuso dal marito dell’infermiera, anch’esso in isolamento, e subito ripreso dai social network.

Sull’Ebola, in effetti, non sono poche le imprecisioni fino ad ora circolate. Il virus, infatti, è stato scoperto nel 1976 e da allora miete vittime. Solo le recenti preoccupazioni di un possibile uso come agente di bioterrorismo hanno però indotto le autorità americane ad investire cospicue somme nella ricerca. Finché l’Ebola è rimasto circoscritto in zone non facilmente accessibili, non ha destato particolari preoccupazioni. Le possibilità di contagio, infatti, sono solo dirette (niente veicolazione aerea) e questa particolarità ha rallentato il diffondersi della malattia. L’esplodere del contagio nei centri urbani di alcuni paesi africani, è avvenuto più di recente. Una malattia sottovalutata, dunque, finché è rimasta confinata.

Il virus probabilmente era presente nelle popolazioni di Gorilla di Pianura, anche se sono noti casi nei pipistrelli. Potrebbe essere stata l’alimentazione di questi animali ad avere causato il salto di specie.

La realizzazione di un  “vaccino” ancora da sperimentare, aveva veicolato l’erronea notizia, ripresa anche da importanti telegiornali del nostro paese, che il preparato fosse a base di anticorpi monoclonali ottenuti dai topi. In realtà, gli anticorpi monoclonali erano di origine vegetale. Nelle foglie di alcune piante di tabacco era stato inoculato il virus. Bastava leggere il comunicato della Società americana  che aveva diffuso la notizia.

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