GEAPRESS – Forse un po’ troppo roseo il quadro che emerge dal rapporto Ecosistema Animali 2011, diffuso da Legambiente. L’indagine, volta ad analizzare i servizi che i Comuni capoluogo di provincia destinano alla tutela degli animali da compagnia, ha riguardato un questionario inviato a 109 amministrazioni comunali. Quella che manca, però, è la sconfinata provincia italiana, dove, specie nel sud Italia, non si brilla certo per efficienza.

Tra le amministrazioni contattate da Legambiente, 78 su 89 che hanno risposto all’invio, dichiarano di assistere e monitorare i cani randagi, mentre 69 eseguono le sterilizzazioni ed addirittura 79 promuovono le adozioni. Quasi lo stesso numero (70) dichiara poi di assistere e controllare la salute dei cani affidati dal canile. Tra queste compare ad esempio Palermo con le recenti polemiche dei Pit bull affidati a personaggi di incerta affidabilità e che ben difficilmente accetteranno un controllo che, peraltro, non risulta esserci.

Il 30% dei Comuni avrebbe, inoltre, una Ordinanza anti circo, ovvero che vieta la sosta del tendone se con animali. Tra questi Comuni compare ad esempio Roma, con le recenti polemiche di ben sette circhi, tutti con animali, contemporaneamente attendati in città.

Più significativo, ma sempre riferito ai capoluoghi di provincia, l’alta percentuale di quelli con non hanno mai eseguito alcuna mappatura del territorio finalizzata ad un censimento di canili, rifugi, allevamenti, pensioni e centri di addestramento. La metà, poi, dichiara di promuovere l’uso del microchip.

I Comuni virtuosi risulterebbero essere Torino, con il buon funzionamento del canile gestito dall’ENPA, Pordenone e Modena. Delle 109 amministrazioni comunali contattate da Legambiente, hanno risposto al questionario in 89.

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