coniglio carne
GEAPRESS – Automobili, industrie, emissioni nocive. Ma non solo. A causare la febbre del pianeta sono anche e soprattutto i nostri stili di vita, le nostre abitudini alimentari, le quali, ciononostante, non sono ancora entrate a far parte della strategia comune contro il riscaldamento globale. Lo afferma l’ENPA che in una sua nota illustra alcuni miti da sfatare e altri aspetti poco conosciuti del rapporto tra produzione di carne e crisi ambientali.

– Fabbriche e automobili principali responsabili del global warming. Vero ma solo in parte. Infatti, con una percentuale media pari ad almeno il 20% di tutti i gas serra emessi in atmosfera, la “quota inquinante” degli allevamenti è superiore a quella del traffico veicolare. E si tratta di stime prudenziali: secondo altre fonti si arriva addirittura la 50%;

– Gli allevamenti, una bomba ambientale. Vero. L’industria della carne produce oltre il 65% del protossido d’azoto e causa il rilascio del 44% di tutto il metano emesso nel mondo; si stima che soltanto negli Usa gli animali allevati per fini alimentari producono ogni minuto 3,1 tonnellate di deiezioni animali. Cui va aggiunta la dispersione – tra gli altri – di auxinici, antibiotici, ormoni. Inoltre il disboscamento condotto per far spazio alle fabbriche animali, che già oggi occupano il 25% della superficie terrestre, è alla base dei fenomeni di erosione e desertificazione;

– Non solo suini, ovini e bovini. Nel piatto finisce anche la biodiversità. Vero. La sparizione degli habitat, distrutti per fare spazio alle macchine animali, sta causando una vera ecatombe: secondo il Segretariato della Convenzione Rio de Janeiro, ogni giorno spariscono circa 150 specie animali e vegetali. E molte di queste non sono ancora state scoperte;

– La produzione di carne è legata ai trend demografici. Falso. Tra il 1970 e il 2015 la popolazione mondiale è quasi raddoppiata passando, secondo la Fao, da 3,6 a 7 miliardi di persone, mentre il numero di animali allevati a fini alimentari è triplicato. Erano 9 miliardi nel 1970, sono 26,7 nel 2010. Esiste dunque una sovrapproduzione di proteine animali;

– La carne sfama il pianeta 1. Falso. Il 70% della produzione mondiale di cereali non è destinato alle persone ma alle macchine animali. A ciò va aggiunto lo sperpero delle risorse idriche: per produrre 1kg di carne di manzo servono ben 15mila litri d’acqua; molto meno (dai 500 ai 2mila litri) per la stessa quantità di vegetali;

– La carne sfama il pianeta 2. Falso. Nei Paesi emergenti, il modello occidentale del consumo di carne sta sostituendo i regimi alimentari tradizionali, sviluppati nel corso degli anni in rapporto alle differenti caratteristiche dei luoghi e alle esigenze caloriche delle popolazioni;

– La carne fa bene alla salute. Falso. Lo scorso autunno l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato l’allarme sulla cancerogenicità delle carni rosse individuando la soglia di rischio in un consumo di 50 gr/die;

– Consumo di carne, l’Italia Paese virtuoso. Falso. Il consumo annuo pro-capite (vegetariani e neonati compresi) di carne, calcolato sulla base dei dati di Assocarni, è di ben 78 kg, vale a dire 214 grammi al giorno;

– Esistono allevamenti “etici” e allevamenti disumani. Falso. In tutte queste strutture, anche nelle più avanzate, gli animali nascono, crescono e vivono soltanto per essere uccisi. La vera distinzione dunque è tra strutture che rispettano le normative sul minimo benessere animale e quelle che non lo fanno. Ma l’esito finale è sempre lo stesso: la morte di un essere vivente;

Il nostro pianeta, per guarire, ha bisogno di una terapia di emergenza: se non cambiamo i nostri stili alimentari, lasciare l’auto in garage oppure chiudere con le energie fossile potrebbe non essere sufficiente.

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