GEAPRESS – A dieci anni di distanza dall’introduzione del reato di incendio boschivo nel Codice Penale una nuova sentenza emessa dal Tribunale di Latina rafforza gli strumenti a disposizione dell’attività giudiziaria svolta dal Corpo forestale dello Stato per contrastare gli incendi boschivi.

Del tema si è dibattuto nel corso del convegno intitolato “La difesa del patrimonio forestale a 10 anni dal decreto-legge 4 agosto 2000 n. 220, che ha introdotto il reato di incendio boschivo nel Codice Penale”, organizzato dalla Fondazione UniVerde con il patrocinio del Corpo Forestale dello Stato, svoltosi oggi a Roma presso l’Istituto della Enciclopedia Italiana.

Più in particolare, secondo quanto riferito dal Corpo Forestale dello Stato, il 10 luglio è stata depositata una importante sentenza relativa alla condanna per detenzione di ordigni atti a provocare l’incendio boschivo. La sentenza prende spunto da due roghi occorsi nel 2007. L’autore dell’incendio, già riconosciuto colpevole del reato di cui all’art. 423-bis (incendio boschivo), è stato ora condannato alla reclusione ad un anno e quattro mesi per aver attentato alla pubblica incolumità. L’incendiario venne infatti trovato in possesso di ben 22 spirali di zampirone costruite al fine di innescare la combustione, dando il però tempo di potersi allontanare.

In base a questa sentenza, per consentire l’intervento degli investigatori è necessaria già la sola detenzione del materiale utile a far scoppiare il rogo. Il Corpo Forestale dello Stato ha effettuato dal 2000 ad oggi 132 arresti, segnalato all’Autorità Giudiziaria preposta 3.819 persone mentre sono state emesse complessivamente 802 sentenze in materia di incendi dal 2000 al 2006. Tra gli incendiari anche bracconieri ed allevatori, così come riferito dal Corpo Forestale nel corso di una recente intervista a GeaPress (vedi articolo ).

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