GEAPRESS – Le Gravine sono fenomeni carsici tipici dell’area murgiana, profonde fenditure nel terreno, che in America chiamano canyons. In fondo alle Gravine, spesso, scorre l’acqua, la maggior parte delle volte ad andamento torrentizio.

Nella Gravina di Matera scorrono i  torrenti Jesce, Gravina di Matera e Gravina di Picciano, che poi confluiscono nel fiume Bradano; il paesaggio è unico e dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) essere protetto visto che si tratta di un Parco, il Parco regionale delle Chiese Rupestri del Materano, di una Zona di Protezione Speciale (ZPS) e di un Sito d’Interesse  Comunitario (SIC).

Invece il Parco e le sue acque sono usati come collettore fognario a cielo aperto, dove gli allevatori sversano, senza nessun trattamento preventivo, le acque reflue delle aziende zootecniche.
I campioni delle acque dei torrenti, prelevati dagli agenti del Corpo Forestale dello Stato di  Matera ed analizzati dall’ARPA  regionale,  hanno evidenziato che colore, odore, COD e BOD (richiesta chimica e biochimica d’ossigeno), fosforo totale, azoto ammoniacale, azoto nitrico e concentrazione di Escherichia coli superano i parametri e/o i limiti previsti dalla legge.

Gli allevatori sono stati, giustamente, sanzionati  per l’inquinamento del luoghi, ma il problema non è solo questo.
C’è  il mal funzionamento dei depuratori delle vicine Altamura (BA) e  Gravina in Puglia (BA), che sversano le loro fognature  a monte di Matera,  a questo vanno ad aggiungersi gli scarichi “diretti” di alcuni quartieri materani, e gli scarichi abusivi di aziende e ditte.

A febbraio scorso, il Corpo Forestale materano accertava uno scarico “totalmente” abusivo delle acque di vegetazione di un frantoio oleario. Il frantoio immetteva gli scarichi nel torrente Gravina di Picciano.

Nell’ultimo decennio, per il disinquinamento della Gravina di Matera, sono stati spesi molti milioni di euro con risultati uguali a zero.

Queste acque, nè chiare, nè fresche e nè dolci, sono abitualmente usate per abbeverare il bestiame che pascola, da novembre a giugno, all’interno del Parco. In genere si tratta di mucche podoliche, il loro latte è usato per produzioni di formaggi DOC e, dopo che sono state macellate, vengono scodellate nei piatti come bistecche “rustiche” dal gusto antico.

Le stesse acque arrivano poi, attraverso il fiume Bradano, nella piana metapontina e sono regolarmente utilizzate per irrigare centinaia di ettari di frutta ed ortaggi.
Poi ci meravigliamo del diffondersi del batteri killer negli alimenti!

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